Reportage video tra Messico e Stati Uniti in occasione della campagna contro l’entrata in vigore dell’ALCA – Area di libero commercio dell’America.
Resoconto personale delle esperienze del regista nel movimento anti-globalizzazione nell’autunno del 2003, ¡Resistencia spazia! dalle azioni anti-OMC a Cancún alle manifestazioni anti-ALCA a Miami. Affrontando l’impatto del turismo, dell’agricoltura in un contesto globale, del sindacato, del controllo dei media e dell’ascesa dello stato di polizia, ¡Resistencia! offre uno sguardo sull’organizzazione mondiale contro la globalizzazione delle multinazionali da una prospettiva regionale, con particolare attenzione ai movimenti in Messico e negli Stati Uniti.
Sono riportate le immagini delle manifestazioni svoltesi a Cancun e Hermosillo in Messico e Miami negli Stati Uniti.
Riportiamo l’articolo del 15 novembre 2003 apparso su Il Mnifesto a firma di Maurizio Galvani e titolato – Un’annessione chiamata ALCA –
Primi arresti di attivisti anti Alca a Miami nei giorni scorsi dove tra misure di sicurezza eccezionali e un progetto della polizia di «arruolare» i giornalisti, all’irachena, tutto è pronto per accogliere i 34 ministri del commercio che dovranno discutere della Free Trade Area of the Americas. L’evento in tutti i suoi aspetti, soprattutto quelli di protesta, si dipanerà per tutta la prossima settimana ma il vertice vero e proprio si svolgerà tra il 20 e il 21 novembre. La riunione è un’altra fondamentale tappa per la costruzione dell’Alca (Area di libero commercio per l’America latina). I tempi stringono, il trattato dovrebbe essere formalmente firmato entro il primo gennaio 2005 e George W. Bush vuole realizzare a tutti i costi il sogno del padre – Bush senior – che lanciò per primo l’idea di un mercato unico tra l’Alaska e la Terra del fuoco.Qualora si realizzasse nei tempi prestabiliti, il trattato sovvertirebbe profondamente l’assetto economico-istituzionale del continente latinoamericano. Il peso relativo dei singoli stati è infatti fortemente diseguale: gli Stati uniti e il Canada. per esempio, producono circa l’80% del prodotto interno lordo (pil) delle Americhe, mentre il restante 20% se lo dividono gli altri 32 paesi (Cuba è esclusa), con forti asimmetrie e disuguaglianze nella composizione del reddito. Il Nicaragua o Haiti – ad esempio – hanno un reddito pro capite pari a un settantesimo di quello Usa. L’Alca, pertanto, non si presenta come un progetto di integrazione delle economie latinoamericane ma come un’annessione al mercato statunitense del 7% della popolazione mondiale, del 12% della superficie terrestre e del 30%, per dirne una, dell’acqua potabile.Il segretario di stato, Colin Powell, ha perfettamente chiarito quali sono gli obiettivi Usa: «garantire alle imprese nazionali il controllo del territorio che si estende dal polo Artico all’Antartide, senza nessun ostacolo e difficoltà per il libero accesso dei capitali, dei prodotti, dei servizi e della tecnologia statunitense in tutto l’emisfero». Nella parte programmatica del trattato si parla di «garantire democrazia e sviluppo contro la povertà», ma nella realtà l’integrazione nel mercato significa la liberalizzazione e la privatizzazione delle imprese pubbliche, nonché dei servizi di pubblica utilità – come la sanità e l’istruzione – lo smantellamento dell’agricoltura tradizionale, il controllo sui brevetti e la proprietà intellettuale. Ovvero il controllo sulle risorse naturali. la biodiversità e le materie prime (petrolio, gas ecc.), di cui è ricco il continente.Dopo gli incontri in Quebec (aprile del 2001) e a Quito (ottobre 2002), durante i quali la società civile ha manifestato con forza la sua contrarietà all’Alca, gli Usa hanno cercato di evitare lo scontro diretto. Hanno adottato una diversa strategia, cercando di strappare accordi bilaterali con singoli paesi, sull’esempio di quando, nel `94, fu costituito il Nafta insieme a Canada e Messico. Entro la fine del 2003, il Nafta sarà esteso molto probabilmente a tutto i paesi del Centroamerica; e si stanno anche esercitando pressioni sul Messico del presidente Vicente Fox, affinchè si concretizzi il progetto del «piano Puebla-Panama». La regione dell’Istmo si colloca in una posizione strategica tra i due oceani e potrebbe essere sfruttata per risolvere l’inadeguatezza del canale di Panama.All’incontro di Miami, comunque, si arriva con molte divisioni. Gli Usa puntano ad ottenere un accordo il più ampio possibile, che preveda la riduzione delle barriere doganali nella regione, l’applicazione di alcune norme per la «tutela degli investimenti» come, ad esempio, la possibilità di portare in giudizio gli stati nazionali in caso di perdite dovute all’applicazione di regole di rispetto dell’ambiente, la protezione per 25 anni dei diritti d’autore e la privatizzazione del settore pubblico (compresi i servizi). Dall’altra parte, Ecuador, Argentina e Brasile propongono un accordo molto più semplice che preveda, soprattutto, una riduzione delle barriere commerciali statunitensi e il taglio dei sussidi nel settore agricolo. Il Brasile ha chiesto a Washington di trattare il tema dei sussidi nell’ambito del negoziato sull’Alca, mentre la Casa Bianca ha replicato che è di competenza del Wto (l’Organizzazione mondiale per il commercio). Questo aspetto può perciò essere trattato solo insieme al Giappone e ai paesi dell’Unione europea.Alla fin fine, se non si vorrà far fallire il negoziato, sarà necessario trovare un compromesso tra le due posizioni. Tenendo conto che il Brasile è la seconda economia del continente e, con Argentina, Uruguay, Paraguay, è integrato nel Mercosur. Al quale si è aggiunto recentemente il Perù ed è in procinto di associarsi anche il Venezuela. Mentre Bolivia e Cile rimangono osservatori speciali.
Il video in nostro possesso andrebbe “ristrutturato” in quanto la qualità non risulta tra le migliori ma è visibile al link indicato