L’autore attraverso un’agile narrazione giornalistica offre uno dei quadri più completi del cartello fondatore del narcotraffico e tra i più potenti mai esistiti in Messico.
Il libro parte dai pionieri come Pedro Aviles, i sicari che hanno ucciso governatori come El Gitan, poliziotti corrotti come Guillermo Gonzales Calderoni per arrivare poi a fatti incredibili come l’esplulsioni di massa di cinesi durante la seconda decade del XX secolo, le prime strade transnazionali della cocaina o la fuga di Joaquin El Chapo Guzman.
A dare la propri versione sul lucroso traffico di droga a Sinaloa, che è la storia stessa del narcotraffico in Messico, sono voci come quella del figlio di un narcotrafficante che racconta come è vivere con questo stigma, di un avvocato della mafia che apre porte di tribunali e prigioni, dei soldati oaxaquenos che sradicano coltivazioni di marijuana nella Sierra di Badiraguato, di un comandante guerrigliero dell’ERPI in Guerrero o un imprenditore milionario di Nuevo Leon.
Le loro testimonianze sono pezzi chiave del narcos e si aggiungono ai documenti, pubblicati per la prima volta in questo libro, della PGR, la DEA e l’Esercito messicano e agli scritti di capi come Miguel Angel Felix Gallardo – il Jefe de jefes -, che accusano le autorità di essere responsabili di creare e organizzare la distribuzione di quelli che sono chiamati Cartelli.