A tre anni dall’occupazione degli uffici dell’Instituto Nacional de los Pueblos Indígenas, INPI, la Comunidad Otomí Residente en la Ciudad de México traccia un bilancio dell’occupazione, che si è articolata in molteplici iniziative e si è trasformata in un riferimento per tutti i Pueblos Originarios del Messico.
Nel volantino si denunciano i tentativi di sgombero e si rilancia la lotta.
“Per più di 30 anni, la Comunità Otomí ha richiesto ai vari governi della Città del Messico di garantire il proprio diritto a una casa dignitosa. La risposta del governo di Claudia Sheinbaum alle richieste della comunità è stata la repressione e la violenza. Nel settembre del 2018, a un anno dal terremoto, più di 200 militari hanno sgomberato il presidio che c’era nella colonia Juárez, Cuauhtémoc.
Poi è arrivata la pandemia, il governo della città ha abbandonato la Comunità senza accesso all’acqua, senza poter andare a lavorare in strada e consegnando in molti casi casse vuote al posto degli alimenti.
La Comunità continuando con le azioni di resistenza, in Assemblea ha preso la decisione di occupare l’INPI. Sono passati tre anni dai quei giorni, la Comunità ha rinominato l’occupazione come “La Casa de los Pueblos y las Comunidades Indígenas Samir Flores Soberanes” per ricordare l’attivista di Amalcingo ucciso perché lottava contro il Proyecto Integral Morelos e la centrale termoelettrica di Huexca.
La Comunità ha organizzato centinaia di eventi, assemblee, lo spazio è diventato un luogo di incontro e di sostegno alla lotta dei familiari di Ayotzinapa.
La Comunità fa parte del CNI-CIG che lotta per denunciare la guerra contro le comunità zapatiste, l’EZLN, l’esproprio delle terre e dei territori dei popoli originari di tutto il Paese.
Lo scorso 13 ottobre all’alba più di 500 militari hanno cercato di sgomberare la comunità che ha resistito allontanando i militari.
Tuttavia, ci sono stati dieci compagni feriti. Sono trascorsi 8 giorni da questo episodio e per il momento non c’è stata risposta alle nostre richieste da parte del Governo della città.
Continueremo a resistere.
La nostra lotta non vuole creare disturbo al vicinato, la chiusura della strada è la nostra forma di resistere di fronte all’indifferenza del Governo.