L’autore, a partire dalla struttura della lingua tojolabal, ricostruisce la cosmovisione indigena. Il cosmo come biocosmo dove non c’è niente di morto e dove al di là di ogni classe sociale s’incorpora la comunità dei vivi. L’autore introduce il concetto linguistico, filosofico e sociale del “nosotros” come valore collettivo che articola l’intera società indigena.