
Dopo quasi due mesi di blocchi e proteste, a inizio giugno il governo Paz ha dichiarato lo Stato di Eccezione. Ad oggi, nonostante questo sia ancora in essere, in Bolivia stanno ricominciando blocchi e manifestazioni. Come nel caso delle proteste che avevano attraversato il Paese nel corso della primavera, anche in questo momento le cause sono complesse e intrecciate: il Decreto Supremo 5676 che fissa il prezzo del diesel per i grandi consumatori, la carenza di combustibile, lo scandalo legato alla figura di Fernando Cerimedo, consulente di Paz e Milei, in carcere per tentato femminicidio e accusato di aver orientato l’opinione pubblica online attraverso l’utilizzo di bot farm nelle campagne elettorali in Bolivia, Cile e Argentina, a cui si accompagna l’aggravarsi della crisi economica e sociale e il fatto che siano rimaste sostanzialmente disattese molte delle rivendicazioni che avevano acceso le piazze dei mesi precedenti. Queste, d’altro canto, vanno lette tendendo in considerazione della grande complessità e diversità della società boliviana: le letture che proponiamo di seguito, pubblicate a ridosso della fine dei blocchi, provano a cogliere e articolare tale complessità.