In occasione delle recentissime elezioni presidenziali in Bolivia proponiamo la traduzione e adattamento, a cura di Leonardo Comparone, di un articolo di Cecilia Valdez del 18 ottobre sul tema. L’articolo è precedente all’esito delle votazioni ma crediamo possa servire a fornire un quadro di quanto sta succedendo in Bolivia dopo oltre venti anni di governi di area progressista.
Al secondo ballottaggio del 20 ottobre è stato dichiarato vincitore e quindi nuovo presidente Rodrigo Paz, che con il 54,5% dei voti sembra aver confermato la tesi secondo cui il PCD sia riuscito a intercettare parte dell’ex elettorato del MAS, specialmente nelle aree rurali. Consequenzialmente suo vice è stato nominato Edman Lara, seconda figura di spicco della campagna elettorale. Il neo-presidente ha ribadito la sua volontà di realizzare un “capitalismo per tutti”, allontanando per ora lo spettro di un supporto finanziario da parte del FMI, come invece auspicato dal suo concorrente Jorge ‘Tuto’ Quiroga. Ricorrendo alla tradizionale formula, citando testualmente, “Dio, Patria, Famiglia”, Paz promette di risolvere parte della crisi economica impegnando presunti risparmi in dollari delle famiglie boliviane. Risparmi non spesi, a detta sua, a causa della scarsa fiducia nelle istituzioni che finora hanno guidato il paese.
Quello che accadrà non è ancora chiaro, ovvio che questa elezione può considerarsi inserita completamente nel quadro politico in mutazione nell’area che vede una nuova destra agire con le armi del populismo e la repressione dei movimenti sociali. Gli scontri all’interno del MAS certamente non aiutano a vedere una prospettiva favorevole ai settori indigeni e popolari del paese.

La frammentazione del Movimiento al Socialismo (MAS), che ha governato il paese per quasi 20 anni, consegna il Governo della Bolivia alla destra, i cui candidati, Jorge Quiroga e Rodrigo Paz, si affronteranno al secondo turno il 19 ottobre.
Il primo turno delle elezioni presidenziali in Bolivia si è concluso con la vittoria della coppia Rodrigo Paz/Edman Lara, con il 32,1% dei voti, e di Jorge “Tuto” Quiroga, con il 26,8%. Entrambi i candidati, che rappresentano diversi settori della destra, si affronteranno al ballottaggio del prossimo 19 ottobre. Sebbene la frammentazione del Movimento al Socialismo (MAS), che ha governato il Paese per quasi 20 anni, facesse prevedere una vittoria della destra, l’emergere della coppia Paz/Lara costringe a pensare nuove coordinate.
In uno scenario caratterizzato da una grave crisi economica – carenza di carburante e di valuta estera, con una inflazione a due cifre – e nel bel mezzo di una forte disputa interna del MAS, i partiti di destra sono riusciti a ritagliarsi la loro parte. Tuttavia, sebbene la popolazione al primo turno del 17 di agosto abbia optato per un voto di protesta, lo storico voto del Mas – che rappresenta soprattutto i settori indigeni e contadini -, non è andato alla destra tradizionale, bensì a Paz, del Partito Democratico Cristiano (PDC). L’ex sindaco della città di Tarija ha camminato a piedi per i territori, ed è stato ripagato; nel suo discorso per la vittoria ha ricordato di aver percorso più di 230000 kilometri e di aver visitato 220 municipi. Paz è nato a Santiago de Compostela (Spagna) nel 1967, dove il padre, l’ex presidente Jaime Paz Zamora, era stato esiliato.
L’altro grande protagonista del primo ballottaggio in Bolivia è un volto noto della scena politica del Paese, rappresentante dell’estrema destra: Jorge “Tuto” Quiroga, dell’Alleanza Libera. Quiroga è stato presidente nel 2001, in sostituzione dell’ex dittatore Hugo Banzer, che aveva vinto le elezioni democratiche ma era stato costretto a dimettersi per problemi di salute.
Nonostante la disputa sarà tra le forze del PDC e Libre, dopo l’annuncio dei risultati del primo turno, Paz ha comunque mantenuto una disputa sui voti con il suo compagno di squadra, Edman Lara. Meglio conosciuto come “Capitano Lara”, si tratta di un ex poliziotto diventato famoso per aver denunciato casi di corruzione all’interno delle forze dell’ordine e per la sua attività sui social network, che gli è servita da piattaforma per iniziare a fare politica. “Lara è un outsider con cui i cholos, cioè i meticci delle classi popolari, si identificano”, racconta il giornalista Fernando Molina. “È capitano di polizia, che è una professione tipica dei cholos, vende abiti usati; in altre parole lavora nel mercato informale ed è un personaggio simile a loro. Rodrigo Paz, invece, appartiene alla più alta élite sociale e politica boliviana, essendo figlio di un ex presidente”.
Il crollo del MAS si è riflesso anche nella nuova composizione del Congresso. Tra i deputati, questo partito ha ottenuto due seggi su 130 (ne aveva 75), mentre dei 36 senatori non ne ha ottenuto nessuno. Secondo il Tribunale Supremo Elettorale, le organizzazioni politiche con maggiore rappresentanza nell’Assemblea Legislativa Plurinazionale sono il PDC (54 deputati e 16 senatori) e Libre (41 deputati e 12 senatori).
Secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos-Ciesmori, Quiroga è in testa alle intenzioni di voto (44,9%) davanti a Paz (36,5%). Si tratta di dati da prendere con cautela, poiché i sondaggi in Bolivia presentano spesso gravi difetti metodologici e le loro previsioni non riflettono i risultati finali. È successo nel 2020, quando ha vinto Arce, e si è ripetuto ora con la vittoria di Paz. “Il fatto è che questi sondaggi non tengono conto del voto rurale, ed è difficile misurare il voto popolare se si escludono queste fasce di popolazione”, afferma Molina. “In alcuni sondaggi non si considera il voto degli indecisi, poiché le domande sono formulate in modo tale da obbligare a rispondere, sì o sì, per uno dei due candidati”.
Per Susana Bejarano, politologa e candidata al Senato per l’Alianza Popular di Andrónico Rodríguez – uno dei candidati del MAS al primo turno – più che un errore delle società di consulenza, ciò che accade è che gli elettori decidono il loro voto pochi giorni prima delle elezioni, se non addirittura lo stesso giorno, rendendo praticamente impossibile che questo si rifletta nei sondaggi. Per queste elezioni sono chiamati a votare 7.567.207 cittadini residenti in Bolivia e altri 369.308 residenti in altri 22 paesi.
Sebbene Molina ritenesse che la coppia Paz/Lara fosse vincente già al primo turno, ora non ne è più così sicuro: «Sarà una lotta molto serrata, all’inizio pensavo che Paz e Lara avessero più possibilità di vincere perché erano riusciti ad attirare il voto più debole (n.d.t. – inteso come parte dell’elettorato meno convinto della proposta complessiva di Evo Morales) del MAS — quello che aveva dato la vittoria a Evo Morales con grandi percentuali —, ma ora non ne sono più così sicuro. A quelle persone che hanno votato per quella coppia, si aggiunge il voto di Evo Morales – che ha chiesto il voto nullo al primo turno – e quello di Andrónico Rodríguez, i conti li davano come vincitori».
Qualcosa è cambiato tra il primo e il secondo turno: «Il problema è che la campagna di Paz è molto disorganizzata e questo ha colpito i suoi elettori delle classi più agiate, quelli di una classe media che aveva votato per lui per evitare politici più tradizionali, con l’idea di sostituire il MAS, ma anche per ottenere un certo rinnovamento della politica boliviana», sostiene il giornalista. “Si tratta di persone che hanno più da perdere perché si trovano in una situazione più agiata e che sono state influenzate dalla campagna di ‘Tuto’ Quiroga, che ha definito Lara come irresponsabile, populista e sostenitore del MAS. Quindi, sono riusciti a far credere a queste persone che l’opzione Paz/Lara potrebbe essere un ritorno al MAS, o a una qualche forma di populismo che potrebbe compromettere il cambiamento di corso che desiderano”.
L’altro dato da considerare, e che potrebbe avere un impatto sui risultati, sono alcune recenti denunce relative a dei tweet razzisti di Juan Pablo Velasco, candidato alla vicepresidenza di Quiroga, in cui sostiene che i Collas – popolazione indigena della Bolivia occidentale – dovrebbero essere “tutti uccisi”. Sebbene sia Velasco che Quiroga abbiano negato la presenza dei post, la piattaforma di verifica delle informazioni “Bolivia Verifica” ha assicurato che il tweet è stato pubblicato sull’account @Jpvel – nome registrato ufficialmente dall’alleanza Libre presso il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) – nel 2010.
Chiunque vinca, praticamente nessuno dubita che verrà avviato un piano di aggiustamento economico dove l’unica differenza sarà la velocità con cui verrà attuato, ovvero più o meno gradualmente. Solo alcuni giorni fa, durante un tour negli Stati Uniti in cui ha avuto incontri con il Dipartimento di Stato, il Dipartimento del Tesoro e il Campidoglio per descrivere la sua possibile piattaforma di governo, Paz ha confermato l’aggiustamento.
“Non sarà un aggiustamento fine a se stesso. Intendo realizzare un capitalismo per tutti, un capitalismo con grande sensibilità sociale e comprensione delle differenze”, ha affermato il candidato del PDC in una dichiarazione al portale argentino Infobae. Al fine di rassicurare il governo statunitense, ha anche assicurato che gli allineamenti ideologici e diplomatici di Evo Morales e Luis Arce saranno messi da parte e che spera di avere un rapporto cordiale e stretto con Donald Trump.
Inoltre, dopo un dibattito, sia Paz che Quiroga hanno dichiarato il loro accordo riguardo alle misure che intendono adottare per rilanciare l’economia: riduzione delle tariffe doganali, revisione contabile delle aziende pubbliche per ridurre gli investimenti statali e promozione delle esportazioni tramite il credito.
Chiunque vinca dovrà fare i conti con un Congresso frammentato e con una società profondamente provata da una crisi persistente, finora contenuta più o meno dalle politiche sociali e dai sussidi statali.