
Sono diverse le date che hanno segnato dei passaggi cruciali nel panorama criminale messicano. Spesso sono riferite a guerre tra cartelli e/o grandi operativi delle forze di sicurezza messicane e statunitensi che insieme hanno portato alla cattura di capi e gregari, allo smantellamento di organizzazioni e/o al sequestro di ingenti quantità di armi e droga. Ma c’è una data che ha segnato forse la fine di uno dei cartelli più potenti della Sierra Madre Occidentale del Messico e del mondo: il Cartello di Sinaloa.
Ad oggi la mente corre al 25 luglio del 2024 quando El Mayo Zambada e uno dei figli de El Chapo vengono detenuti negli Stati Uniti ma non è quella la data che interessa.
Ma torniamo indietro di sette mesi e tredici giorni. E’ l’11 dicembre del 2023 e muore a causa di una complicanza respiratoria dovuta al Covid-19 una donna di 94 anni. Si chiama María Consuelo Loera Pérez, muore nella sua casa di La Tuna, a Badiraguato, nello stato di Sinaloa. E’ la madre de El Chapo Guzmán detenuto negli Stati Uniti dal 2017 e cofondatore del Cartello di Sinaloa.
Torniamo ancora più indietro nel tempo e fissiamo alcuni punti.
- La scena criminale del Messico nei decenni scorsi era abbastanza definita. C’erano meno di una decina di cartelli della droga: il cartello di Juárez, il cartello di Tijuana, La Empresa (poi denominatasi Familia Michoacana), il cartello del Milenio (poi diventato l’attuale cartello di Jalisco – Nuova Generazione), il cartello del Golfo con i suoi temuti Zetas, il cartello di Oaxaca (che era l’origine dell’ormai scomparso Cartello dell’Istmo) e il più noto di tutti, il Cartello di Sinaloa.
- Erano gruppi criminali che, tra i loro codici d’onore, mettevano l’unità della famiglia sopra ogni cosa al pari di quello che sappiamo succede anche alle nostre latitudini. L’unità della famiglia garantisce dai tradimenti, non consente disubbidienze o distacchi non concordati e con il controllo piramidale dall’alto verso il basso garantisce una capacità di mantenimento delle linee gerarchiche senza pari.
- Quei cartelli erano retti con mano ferma e una leadership consolidata, sempre segnata da legami di sangue, si andava dai fratelli Carrillo Fuentes, al clan di Arellano Félix, a Nazario Moreno, e poi le parentele tra i Valencia, i fratelli Cárdenas Guillén, la famiglia Díaz Parada per finire alla coppia formata da Joaquín El Chapo Guzmán e Mario El Mayo Zambada.
- Prima i cartelli, in un modo o nell’altro avevano, anche nella denominazione, un connotato geografico, di appartenenza e dominio su un territorio adesso abbiamo il trionfo dell’inventiva. Ora si chiamano Los Ardillos, Los Mojarras, Los Tequileros o Los Mazatlecos. Altri hanno nomi folcloristici come Los Estúpidos, altri temibili come La Tropa del Infierno. Alcuni si rifanno alle congiunture del momento, come il Comando Coronavirus, e altri ancora si fanno influenzare dall’estero, come Los Talibanes. Ci sono anche La Barredora, Los Sombra e Los Tanzanios. Hanno in comune leadership deboli, tradimenti da tutte le parti e sono tanto violenti quanto effimeri. Sono delle schegge impazzite difficili da gestire al contrario dei vecchi cartelli che almeno, essendo delle strutture monolitiche potevano, in teoria, essere governate. Anche il lessico criminale si è aggiornato, sono comparsi nuovi termini come “jefe de plaza”(capo zona), “pozoleado”, “tableado”, “narcofosa”, “encobijado” (per la spiegazione di questi neologismi vedi a fine articolo) e anche quelli che non si trovano più vengono chiamati “assenti” e non ‘desaparecidos’.
Oggi gli analisti e gli investigatori contano tra i 150 e i 200 gruppi criminali … addio ai sette cartelli. I nuovi gruppi sono filiazione diretta di quelle sette organizzazioni ma ora si scontrano tra di loro e combattono contro altri versando un mare di sangue per città e municipi dalla frontiera Nord a quella meridionale e anche oltre il Messico.
In quel giorno di dicembre in cui si svolsero i funerali di Doña Consuelo avvenne anche una ulteriore lacerazione nel Cartello di Sinaloa. Il funerale e tutto quanto connesso fu gestito, manu militari, da Aureliano Guzmán Loera, 67 anni, figlio della defunta e fratello del Chapo. Una gestione che non diede spazio a nessun altro di poter decidere alcunché…né il maiale arrosto che fu servito, né le rose rosse sparse per le strade cittadine né gli invitati alla cerimonia della sepoltura.
Amore di figlio si potrebbe pensare e invece era il momento in cui si iniziavano a rimettere di nuovo le carte sul tavolo e ad affilare i coltelli.
Fino ad allora Doña Consuelo, famosa per sapere a memoria tutti i versetti biblici, era stata in grado di mediare, conciliare, comporre e ricomporre le tensioni tra i vari gruppi nel corso degli anni. Lo aveva fatto per sedare la guerra scoppiata tra suo figlio Aureliano e i nipoti – i Los Chapitos – quando il padre di questi era stato arrestato e trasferito negli Sati Uniti. Ma ancor prima la sua opera di mediazione risolse le tensioni tra gli Arellano Félix e suo figlio (El Chapo) oppure consigliando l’altro socio fondatore del Cartello di Sinaloa El Mayo Zambada o anche solo chiedendo alle fazioni in lotta di darsi una calmata. Sicuramente Doña Consuelo era una figura con carisma e potere.
Capace forse di riuscire a placare la lotta per la successione all’indomani del 25 luglio 2024 se fosse stata ancora in vita? Non si saprà mai.
Quello che sappiamo è che fino all’inverno del 2023 il Cartello di Sinaloa era lacerato da almeno quattro spaccature e con una unica speranza di ri/unificazione per ritornare ad essere un cartello e non una serie di fazioni armate disorganizzate ed in preda al caos. La speranza era di trovare una leadership capace di mettere d’accordo gli altri leader.
Poteva essere El Mayo quella speranza ma il 25 luglio ha segnato la fine di quell’ipotesi ed adesso in molti rivendicano spazio e potere. Era già successo all’indomani dell’estradizione negli USA de El Chapo del 2017.
Già allora Los Chapitos sostenevano che la struttura criminale costruita dal padre fosse loro per diritto ereditario; El Guano (Aureliano Guzmán Loera) credeva anche lui lo stesso, forte del legame di sangue con il fratello; non era da meno El Mayo che sosteneva per sé la leadership grazie alla sua anzianità e per essere stato il cofondatore del cartello; mentre altri gruppi, come il Cartello Caborca o Los Salazar sempre in lotta tra loro per il controllo delle rotte e dei territori vicino alla frontiera con gli USA continuano ad accumulare i profitti generati dal traffico di droga, armi e migranti irregolari.
Ma anche altri ambivano ad occupare posizioni di maggior peso e potere: comparvero Los Flechas MZ, Los Rusos, Los Pelones, Los Gorilas, Los Delta, Los Mata Salas, il Cartello del Guano, La Plaza e altri ancora. E mentre fino ad allora la gente si vantava che le strade dei propri Municipi erano tranquille perché c’era solo il Cartello di Sinaloa a “governarli” e nessun altro aggrediva i loro territori, all’improvviso iniziarono a trovarsi nel bel mezzo di scontri a fuoco, uccisioni, sparizioni.
Era finita la “pax de Sinaloa”.
Ogni gruppo adesso va per la sua strada nonostante la comune origine, nonostante fossero dentro il più potente cartello di narcos del mondo, e non c’è più Consuelo Loera a mettere i membri della famiglia e i vecchi alleati intorno ad un piatto di machaca (piatto di carne con cipolle, peperoncino e spezie) per appianare e risolvere le loro divergenze.
Da quel funerale, i Chapitos, i Mayos, i Dámasos, i Guanos, i Salazares, i Caborcas e altri sono stati uniti solo dalla loro denominazione d’origine, quella del Cartello di Sinaloa. L’11 dicembre dello scorso anno il Messico non lo sapeva, ma a La Tuna si stava celebrando non solo un funerale ma anche un evento che potrebbe entrare nella storia nazionale: il Cartello di Sinaloa ha iniziato a morire per diventare una serie di piccoli pezzi che sono destinati a fare il funerale al cartello e anche a molti di loro stessi.
Neologismi
- Pozoleado. Questo termine deriva dalla parola “pozole,” un piatto tradizionale messicano a base di mais e carne. “Pozoleado” si riferisce a un metodo brutale di eliminazione dei corpi, in cui i resti umani vengono disciolti in sostanze chimiche, come l’acido, per eliminare ogni traccia della vittima, in modo simile a come si cucina il pozole. Tableado. Il termine “tableado” proviene da “tabla,” che significa “tavola”. Si riferisce a una forma di tortura in cui la vittima viene legata a una tavola e picchiata brutalmente con bastoni o oggetti simili. Questo metodo viene usato da gruppi criminali per punire o intimidire.
- Narcofosa. Una “narcofosa” è una fossa comune dove i gruppi del narcotraffico seppelliscono le loro vittime. Queste fosse sono spesso scoperte in zone rurali o isolate e possono contenere decine o addirittura centinaia di corpi.
- Encobijado. “Encobijado” deriva da “cobija,” che significa “coperta”. Si riferisce al corpo di una persona che è stato ucciso e poi avvolto in una coperta prima di essere abbandonato in un luogo pubblico o isolato. Questo è un modo usato dai gruppi criminali per lasciare un messaggio intimidatorio, spesso accompagnato da un biglietto con un avvertimento o una minaccia.