Ecuador – Il laboratorio Noboa: come la nuova destra smantella la democrazia senza carri armati

15 Ottobre 2025

Riproduciamo, tradotto e adattato da Leonardo Comparone, un articolo uscito qualche tempo fa che riporta quanto sta avvenendo in Ecuador all’indomani della rielezione di Daniel Noboa. Un processo che come scrive la giornalista Silvia Albuja Hernández non riguarda solo il paese latinoamericano ma è una tendenza che attraversa tutto il mondo, laddove la nuova estrema destra governa o si candida a farlo, in Germania, in Francia o in Spagna e possiamo noi aggiungere anche negli Stati Uniti oppure in Ungheria o anche in Italia.

Se è vero che l’Ecuador “mostra il futuro che ci aspetta se non agiamo”, potremmo anche dire che l’Ecuador ci mostra ciò che già sta succedendo da ormai tre anni in Italia. Nonostante le ovvie differenze di contesto, il manuale seguito dal Governo Meloni dal suo insediamento è pressoché lo stesso: attaccare lo stato democratico dall’interno, e su due fronti contemporaneamente. Da un lato si attacca la libertà di espressione e di protesta con leggi sempre più repressive, la prima in ordine cronologico è stata il “Decreto Rave”, a cui si aggiungono il famoso “Decreto Sicurezza” e il Disegno di Legge 1627 “Gasparri”. Un tris di leggi che colpisce tanto l’organizzazione reale del dissenso quanto la sua semplice espressione online. Dall’altro lato invece si smantella lo Stato Sociale con tagli al bilancio di tutti i servizi pubblici, primi fra tutti, istruzione, ricerca e sanità. Poco importa poi se 15000 ricercatori verranno espulsi dal sistema universitario o se le persone sono costrette a sacrificare il proprio stipendio per pagarsi la sanità privata. Da questo punto di vista mantenere alta l’attenzione sull’Ecuador (e su altri paesi) significa mantenere alta l’attenzione anche su di noi e su tutti i luoghi che il Capitale sta riplasmando nel suo interesse.

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Il presidente dell’ Ecuador, Daniel Noboa, osserva la cerimonia del cambio della guardia presidenziale dal Palacio de Carondelet (Quito), il 15 di Aprile del 2025. Foto: Presidencia del Ecuador.

L’Ecuador sperimenta il manuale del neofascismo del XXI secolo mentre la comunità internazionale si volta dall’altra parte.

In Ecuador non ci sono carri armati per le strade né militari che prendono i palazzi presidenziali. Ciononostante, il paese vive un colpo di stato silenzioso che sta smantellando la democrazia dall’interno. Daniel Noboa non ha bisogno delle divise per mettere in atto il manuale della nuova destra autoritaria globale: gli basta un “piano di efficienza” per distruggere decenni di conquiste sociali.

In pochi mesi di governo Noboa ha licenziato 5000 funzionari pubblici, ha eliminato il Ministero della Donna e dei Diritti Umani, ha smantellato il Ministero della Cultura e del Patrimonio, e ha unificato il Ministero dell’Ambiente con quello delle Miniere – garantendo così che nessuno possa controllare il saccheggio delle risorse naturali. Tutto ciò mentre i tagli al bilancio devastano il sistema sanitario e una dozzina di neonati muoiono in un ospedale pubblico*. Allo stesso tempo aumentano le denunce di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.

Questo non è solo un attacco alla democrazia: è la demolizione programmata dello Stato sociale per aprire la strada al saccheggio neoliberale. Mentre Noboa elimina i ministeri che proteggono i diritti, le imprese multinazionali già festeggiano “l’apertura” di nuovi mercati. La coincidenza non è casuale: è il capitalismo del XXI secolo che ridisegna il dominio.

L’escalation autoritaria ha raggiunto il suo apice quando la Corte Costituzionale ha bocciato 17 articoli delle leggi su Intelligence, Integrità e Solidarietà Nazionale** a seguito di numerose denunce di incostituzionalità. La risposta di Noboa non è stata il confronto giuridico, bensì l’assedio: ha convocato un referendum affinché bastino 77 voti dei membri dell’Assemblea possano destituire i giudici costituzionali, distruggendo così l’equilibrio tra i poteri.

Migliaia di sostenitori hanno marciato verso la Corte con striscioni e cartelli tutti uguali, mentre i cartelloni pubblicitari esponevano i volti dei magistrati al pubblico ludibrio, una pratica che ricorda i regimi più oscuri della storia latinoamericana.

Parallelamente, Noboa ha messo in atto una strategia per soffocare la società civile. A luglio ha sottoposto all’Assemblea – con la motivazione dell’”urgenza economica” – una legge che impone otto nuovi obblighi burocratici a fondazioni e ONG. Con il pretesto del contrasto al riciclaggio di denaro, criminalizza il lavoro di difesa dei diritti umani, accusando queste organizzazioni di essere usate per “far entrare denaro e destabilizzare il paese”. La misura colpisce migliaia di organizzazioni, in maggioranza attive nei campi dell’educazione, della sanità e dell’ecologia.

Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza il sostegno mediatico che ha portato Noboa al potere. Un dato devastante: il 74% delle informazioni della campagna elettorale erano false, ovvero, più della metà delle informazioni di cui dispongono i cittadini ecuadoriani è stata manipolata.

Le tattiche del fascismo moderno non usano la violenza palese ma creano casse di risonanza che diffondono discussioni tossiche e meme virali, mettendo le classi popolari le une contro le altre per impedire loro di mettere in discussione le strutture di potere

Quello che succede in Ecuador riecheggia a Madrid, Berlino o Parigi. Quando Vox propone di abolire il Ministero dell’Uguaglianza, quando Le Pen criminalizza le ONG che soccorrono i migranti, quando l’estrema destra europea demonizza l’ecologismo, stanno applicando la stessa matrice che Noboa sta attuando in Ecuador. La differenza è che nel Sud Globale l’esperimento viene attuato senza il controllo mediatico del Nord. L’Ecuador fa parte di un’ondata che collega Trump, Milei e Bukele, quella nuova estrema destra che smantella lo Stato democratico dall’interno.

Nonostante la gravità della situazione, i media internazionali mantengono il silenzio: l’Ecuador non fa notizia né finisce sulle prime pagine dei giornali con titoli come “dittatura” o “regime autoritario” perché non sfida gli interessi transnazionali. Questa assenza equivale a un consenso politico. Quando un governo è “dalla parte giusta del capitale”, si parla di “libertà” perché il potere è legittimato da interessi economici, non da principi democratici. Il risultato è una democrazia degradata e uno Stato che smette di proteggere per diventare apparato disciplinare.

Mentre il mondo osserva un genocidio in diretta, in Ecuador si vive un’altra forma di violenza sistematica: almeno 562 ettari di quattro aree protette dell’Amazzonia sono state devastate per l’estrazione mineraria. Questa violenza estrattiva fa’ parte di un modello globale dove governi come quello di Noboa guadagnano terreno mentre le lotte collettive perdono spazio. In un sistema che ci educa alla competizione individuale, la cura collettiva diventa sovversiva. Resistere alla distruzione dei fiumi, difendere l’ambiente, organizzarsi contro il saccheggio diventano atti rivoluzionari che questi governi criminalizzano sistematicamente.

La cancellazione del Ministero della Donna non è una misura amministrativa: è un attacco diretto al femminismo come forza trasformatrice. Noboa sa che le donne organizzate sono la colonna vertebrale della resistenza sociale. Smantellare le istituzioni di genere o l’eliminazione delle istituzioni che si occupano dei diritti e delle necessità di artisti e popoli nativi non è un provvedimento amministrativo: è una dichiarazione ideologica.

Dalla Spagna abbiamo responsabilità concrete: appoggiare le organizzazioni sociali ecuadoriane sotto assedio e condannare il silenzio complice di fronte a questo laboratorio neofascista.

L’Ecuador mostra il futuro che ci aspetta se non agiamo: un capitalismo autoritario che non ha bisogno di militari per sottomettere popoli interi. Non permettiamo che la distanza geografica o la saturazione informativa ci allontanino da ciò che è veramente importante: la difesa della vita, della Pachamama e di una democrazia reale che metta il benessere collettivo davanti al capitale.

* 12 neonati morti all’Ospedale Universitario di Guayaquil, (https://www.fanpage.it/esteri/ecuador-12-neonati-morti-in-ospedale-i-medici-avrebbero-impiegato-cannule-usate-prima-su-altri-pazienti/)

** Leggi su Intelligence, Integrità e Solidarietà Nazionale (https://www.liberainformazione.org/2025/06/25/ecuador-la-nuova-legge-sullintelligence-e-un-bavaglio-allinformazione/)

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