Traduzione a cura di Sonia Mormone – Articolo comparso su “Desinformemonos” il 13 maggio 2025.

Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha stabilito, con una decisione storica, che lo Stato non solo ha violato i diritti degli sfollati violentemente, ma anche dei bambini nati nelle comunità ancora sgomberate ed ai quali è stato inferto il trauma della violenza e dello sgombero.
Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite* ha dichiarato il Guatemala responsabile di non aver attivato gli accordi di ricollocazione e le altre misure di risarcimento raggiunti con i membri del popolo Maya K’iche’, Maya Ixil e Maya Kaqchikel a fronte dell’allontanamento forzato.
I 269 membri di questi popoli che furono sfollati con la forza dalle loro comunità durante l’operazione di tierra arrasada nel conflitto armato interno degli anni ’80 sono intervenuti al Comitato nel 2021 ai sensi del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos sostenendo la violazione dei loro diritti.
Sebbene le vittime avessero concordato con il Guatemala nel 2011 una serie di misure di riparazione nell’ambito del Programa Nacional de Resarcimiento, tali misure, che includevano il reinsediamento e la costruzione di alloggi alternativi, non sono mai state attuate.
“Il dislocamento forzato continuerà fino a quando le vittime non possano ritornare con sicurezza e dignità nelle loro abitazioni abituali o non si stabiliscano altrove volontariamente”, ha detto Hélène Tigroudja, membro del comitato.
Sradicamento e sottrazione dell’identità
Secondo una dichiarazione rilasciata giovedì (8 maggio 2025), il Comitato è giunto alla conclusione che le vittime sono state sradicate violentemente dai loro territori di origine e costrette a cercare rifugio nella capitale, in violazione del loro diritto contenuto nell’articolo 12 del Patto. In un ambiente culturale estraneo al proprio, sono stati anche costretti a nascondere e, in ultima analisi, a cambiare le loro identità, il che comporta anche la violazione dell’articolo 27 dello stesso.
“Lo sradicamento delle vittime dai loro territori originari ha avuto un’impatto profondamente devastante e permanente, poiché sono state irrimediabilmente private della loro identità culturale”, ha detto Tigroudja.
“Hanno dovuto abbandonare le loro usanze culturali, smettere di indossare i loro abiti tradizionali e smettere di parlare la loro lingua, il che è anche una perdita irreparabile per i loro figli e nipoti“, ha aggiunto.
Trauma intergenerazionale
Il Comitato ha anche ritenuto che lo Stato non solo abbia violato i diritti delle persone che sono state sfollate forzatamente, ma anche dei bambini di terza generazione nati mentre le loro comunità erano ancora sfollate, a cui è stato trasmesso il trauma della violenza e dello sfollamento.
Nella sua decisione, il Comitato ha anche sottolineato che la violenza delle operazioni durante tierra arrasada e gli spostamenti forzati associati hanno costretto le vittime a lasciare i corpi dei loro familiari. Pertanto, non potendo seppellire i loro familiari, giustiziati o scomparsi, eseguendo i loro rituali funebri, in violazione del loro diritto a non essere sottoposti a torture o trattamenti disumani, come previsto dall’articolo 7 del Patto.
“Nella cultura Maya, non eseguire i riti funebri è considerato un profondo atto immorale che può portare a sofferenze spirituali che possono manifestarsi in malattie fisiche e influenzare l’intera comunità”, ha aggiunto Tigroudja.
“La realizzazione di tali cerimonie e rituali è parte integrante del rispetto dell’integrità fisica, morale e spirituale dei membri delle comunità, nonché delle comunità nel loro complesso”, ha affermato.
Il Guatemala deve riparare
Il Comitato ha chiesto al Guatemala di cercare e consegnare ai parenti i resti delle vittime desaparecidos di modo che possano svolgere i rituali funebri secondo le loro usanze.
Ha anche chiesto di costruire le case stabilite; di fornire alle vittime le cure mediche necessarie; assegnare le borse di studio per studiare se lo desiderano e di realizzare un atto pubblico di riconoscimento della responsabilità in cui si chiede perdono per le violazioni riscontrate. Ha anche chiesto alle autorità di tradurre la decisione nelle lingue Maya K’iche’, Maya Ixil e Maya Kaqchikel.
* Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite monitora l’adesione degli Stati aderenti al Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos. Il Comitato è composto da 18 membri, esperti indipendenti in materia di diritti umani provenienti da tutto il mondo, che agiscono a titolo personale e non in qualità di rappresentanti degli Stati aderenti. Il Protocolo Facultativo del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos consente ai cittadini di presentare reclami contro i 116 Stati aderenti per violazioni dei loro diritti sanciti dal Patto. Il Protocollo facoltativo impone agli Stati aderenti l’obbligo giuridico internazionale di conformarsi in buona fede ai pareri del Comitato.
Testo originale al seguente link https://desinformemonos.org/guatemala-debe-brindar-reparacion-a-los-pueblos-maya/
Pubblicato originalmente su Noticias ONU