Guatemala – Resistenza dei popoli all’offensiva dell’estrema destra

2 Giugno 2025

Articolo di Raúl Zibechi su Desinformemonos – traduzione e adattamento Sonia Mormone

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Lo scorso 23 aprile lo Stato del Guatemala ha emesso 5 ordini di cattura contro altrettante autorità ancestrali, come vendetta contro coloro che hanno impedito un colpo di stato della Procuratrice Generale Consuelo Porras che ha cercato di impedire l’insediamento dell’attuale presidente Bernarda Arévalo. Tra gli arrestati spicca la figura di Luis Pacheco, presidente de la junta directiva de alcaldes indígenas, e Ettore Chaclán, i quali hanno giocato un ruolo importante nelle mobilitazioni del 2023 che hanno sconfitto l’oligarchia.

Per 106 giorni, dal 2 ottobre al 15 gennaio, le autorità dei “48 cantoni” (*) di Totonicapán e della Municipalità indigena de Sololá hanno tenuto un presidio davanti agli uffici della Procura della capitale, a cui si sono aggiunte altre 150 proteste sulle strade che hanno costretto le autorità a riconoscere il risultato del secondo turno del 20 agosto 2023, vinto da Arévalo (**) con 25 punti di differenza.

Noto come “pacto de corruptos” è il più grande potere del paese, composto dal potere economico, dai narcotrafficanti e dai politici di estrema destra che usano la procuratrice generale come punta di diamante della loro politica e cercano di mantenere il paese in una situazione di crisi permanente bloccando qualsiasi iniziativa che possa danneggiare uno qualsiasi dei loro interessi.

Le autorità ancestrali assicurano che non hanno lottato per Arévalo ma per evitare l’aumento degli interessi delle élite locali e dei loro alleati, poiché il “pacto de corruptos” porta avanti una politica anti-popolare, razzista e anti-indigena. Tuttavia, la corruzione e l’impunità continuano a non essere toccate, mentre gran parte di coloro che si sono mobilitati per il riconoscimento del trionfo di Arévalo sono delusi poiché finora non ha mantenuto la promessa di sostituire i vertici corrotti della Procura Generale.

L’“opportunità storica” che aveva Arévalo, del partito Semilla, è stata sprecata e ora la destra è di nuovo all’offensiva, come dimostrano gli arresti dei cinque leader, che sono stati accusati di “terrorismo”, sedizione e di ostacolare la giustizia. I poteri del Guatemala credono che imprigionando i leader dei 48 cantoni possano porre fine alle migliaia di assemblee comunitarie che sostengono la resistenza alla destra.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con le autorità ancestrali di Sololá (nell’ambito dell’incontro internazionale “Democracias bajo ataque“), e hanno sottolineato la decisione di continuare a resistere e spiegato come si organizzano. Il sindaco Simión Palax è stato eletto dalle 84 comunità di Sololá che a loro volta nominano 72 sindaci comunitari. Evidenziano come funziona la propria giustizia: “Risolviamo problemi della terra, delle famiglie, di furti e persino stupri. Le famiglie si rivolgono alla giustizia indigena perché non le criminalizza, non deruba e usa la loro lingua”.

Palax aggiunge che le autorità indigene sono i primi riferimenti per i popoli originari, ha sottolineato che il primo giovedì di ogni mese si tiene una grande assemblea a cui partecipano le 58 autorità indigene del paese, che hanno abbastanza forza per far cadere i ministri, come è già successo.

Vogliono far sparire le autorità indigene perché sono autonome e li supervisioniamo, in aspetti come la salute e il funzionamento degli ospedali”, dice Palax, che porta il bastone dell’autorità, la giacca, il cappello e lo zaino.

Abbiamo condiviso dibattiti informali anche con le autorità dei 48 cantoni di Totonicapán e Santa Cruz de Quiché, che non hanno mostrato il minimo cedimento nel resistere all’assalto autoritario. Si sentiva nell’aria l’esperienza degli anni 1980-1982 quando una potente insurrezione dei popoli originari mise in discussione il potere economico del Guatemala, nel segno della rivoluzione sandinista e della lotta rivoluzionaria salvadoregna.

L’impressione raccolta nei dialoghi con le autorità ancestrali è che la classe dominante non esiterà a ripetere quel genocidio che causò 200.000 vittime, qualora i suoi interessi fossero in pericolo. Ma i popoli hanno chiaro il fatto che possono riprendere la storia delle lotte troncate dalla violenza militare e sono disposti a seguire la loro strada, come dimostrano i 106 giorni di protesta che hanno paralizzato il paese e neutralizzato i piani di colpo di stato delle élite.

(*) I “48 Cantoni” sono il sistema di governo tradizionale dei popoli Maya K’iché di Totonicapán, un’organizzazione politica che unifica le diverse autorità indigene ancestrali e comunitarie dei villaggi. Questo sistema, che comprende 48 comunità, è il governo e la massima autorità di questi popoli.

(**) Arévalo ha vinto con il 59,5% dei consensi, pari a 2,3 milioni di voti, mentre la sua avversaria Torres si è fermata al 35,8% dei suffragi (1,4 milioni di voti).

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