Le frontiere del lavoro

30 Aprile 2025
le frontiere del lavoro

Il 27 marzo 2025 si è tenuto a Largo Banchi Nuovi a Napoli la presentazione del libro Le frontiere del lavoro – Esternalizzare la frontiera reclutando lavoro agricolo, tra Stati Uniti, Messico e Centro America (edito nel 2024 da Orthotes per la collana Ecologia politica) con la presenza dell’autrice Anna Mary Garrapa e delle avvocate Amarilda Lici dell’ASGI e Stella Arena.

Il volume è un lavoro di analisi sulle frontiere del lavoro e la logica intersezionale. Analizza la relazione tra le strategie economiche delle industrie agroalimentari in California e il loro impatto sul Messico. Il tutto in collegamento al tema dell’inserimento della forza lavoro migrante in territorio statunitense, relazionato al tema della militarizzazione delle frontiere.

Prende in esame gli accordi tra gli stati volti al contenimento dei flussi migratori che rendono sempre più difficile il passaggio della frontiera

Proponiamo di seguito una serie di spunti tratti dall’intervento iniziale dell’autrice.

Oggi sugli accordi tra USA e Messico pesa il ricatto dei dazi da parte d Trump.

Nel descrivere le condizioni dei migranti è necessario avere una particolare attenzione alla condizione delle donne migranti.

Anna Mary Garrapa ha analizzato il trattato di libero commercio tra Canada, Stati Uniti e Messico, il famoso NAFTA, secondo il quale le leggi messicane in campo agricolo dovevano adeguarsi a quelle del Canada e degli Stati Uniti. Il trattato è stato siglato il 1 gennaio del 1994, data che ha coinciso con il “levantamiento” indigeno zapatista nel sud est messicano, nello stato del Chiapas.

Dentro questo quadro un focus specifico è dedicato alla californizzazione dell’agricoltura, un modello in cui predomina la grande distribuzione organizzata. Spostare il cibo in maniera refrigerata e conservarlo ha aumentato la concorrenza tra i territori che producono gli stessi prodotti.

Si tratta di un modello, quello del grande supermercato, che l’autrice afferma che si sta diffondendo anche nell’area del Mediterraneo imponendo una formula di consumo che garantisce sempre maggiori profitti attraverso la vendita di 1000 arance a 50 centesimi piuttosto che 10 a 1 euro.

I grandi produttori in molti casi comprano o affittano terre, concentrando grandi quantità di produzione e riuscendo ad avere un determinato prodotto per tutto l’anno. Cibo a basso costo comporta salari bassi per i lavoratori del settore agricolo in gran parte migranti.  

Il nesso tra cibo e flussi migratori si percepisce anche nella impostazione dei cosiddetti  “decreto flussi” in gran parte influenzati dalle multinazionali che regolano l’afflusso di manodopera nei vari territori a seconda dei picchi produttivi.

Tornado al Messico nell’incontro si è passati ad analizzare la situazione della frontiera a sud del paese. La frontiera sud ha la funzione di filtrare i flussi migratori dal Centro America per permettere l’entrata, selezionando chi può accedere o meno al territorio messicano.

La gestione militarizzata dei confini è il contributo del Messico all’esternalizzare del controllo della frontiera sempre più a sud da parte degli Stati Uniti.

Nel 2018 ci sono stati dei movimenti di auto-organizzazione, carovane dall’Honduras composte da persone anziane, donne, bambini accompagnati e non, hanno cercato di sfondare la frontiera per addentrarsi nel territorio messicano. I governi, sia di destra che di sinistra, hanno militarizzato il territorio imponendo una pesante repressione e nello stesso tempo hanno proposto dei programmi di inserimento lavorativo temporaneo, soprattutto in agricoltura, solo per chi sceglieva di fermarsi negli stati del sud del Messico.

Ci troviamo di fronte ad un altro tentativo di esternalizzazione delle frontiere, ancora una volta a sud.

I programmi non hanno funzionato, in pochi hanno aderito alle proposte governative. Questo ha portato ad una sorta di “giustificazione” della repressione visto che erano i migranti a non voler accettare le regole messicane. I permessi di soggiorno venivano assegnati secondo tempistiche diverse funzionando come divisione dei migranti. Chi aveva per primo il permesso di soggiorno si distaccava dal resto del gruppo e gli altri erano costretti a spostarsi verso le montagne o verso l’interno, evitando la zona costiera che è quella più militarizzata, diventando carne da macello per la criminalità organizzata.

Altra mossa del governo messicano a cui si è fatto riferimento nell’incontro è il progetto governativo “Sembrando Vida” del 2019. Il programma è stato fortemente avversato in particolare in Chiapas dall’organizzazione zapatista, l’EZLN, visto che si è accompagnato ad una feroce repressione delle comunità indigene.

All’epoca della rivoluzione messicana nel 1910 per mettere fine al fatto che le terre fossero solo dei latifondisti fu creata la formula giuridica della proprietà della terra in forma comunitaria, la proprietà ejidal. L’ejido nasce dalla volontà di preservare la terra come qualcosa da amare, coltivare, difendere e non vendere.

Per cambiare questa modalità comunitaria di accesso alla terra nel corso degli ultimi decenni i vari governi hanno cercato di introdurre nuove normative per rompere i vincoli comunitari.

In continuità con questi tentativi il governo di Andres Manuel Lopez Obrador, AMLO, con il progetto “Sembrando Vida” ha previsto la concessione di sovvenzioni economiche ai contadini che scelgono di parcellizzare la proprietà della terra. Questo ha portato al fatto che molti contadini hanno venduto o affittato le terre a proprietari con mire espansionistiche. È una situazione che fa parte di un attacco molto pesante alle realtà indigene e contadine dell’intero Messico.

Nell’incontro è poi intervenuta l’avvocata Amarilda Lici dell’ASGI che ha offerto una visione comparata delle stesse dinamiche raccontate per il Messico riferite all’area mediterranea. Gli svantaggi lavorativi dei migranti che lavorano in campo agricolo sono vari. Prima di tutto c’è la questione della provvisorietà del permesso legato alla durata del contratto lavorativo. Poi c’è la questione abitativa che si sostanzia in termini di pura precarietà: queste persone sono costrette a vivere in insediamenti informali poiché diventa difficile per loro spostarsi dalla città ai campi agricoli. L’unica soluzione in molti casi è quella di auto-organizzarsi in piccoli insediamenti o baracche. Ulteriore elemento limitante per i migranti è la non conoscenza della lingua italiana, banalmente anche la difficoltà di leggere una busta paga e capirla veramente.

L’intenzione europea è sempre stata quella di contenere il fenomeno migratorio, l’Italia non è da meno. Siamo un paese d’arrivo, per via mare e via terra, e stiamo assistendo in maniera sempre più visibile a politiche di esternalizzazione delle frontiere. Quando si parla di questo fenomeno non si può fare a meno di menzionare il Protocollo Italia-Albania. Nel 2023 il governo albanese insieme al governo italiano hanno annunciato la stipula di un protocollo. L’Albania cede un terreno in maniera completamente gratuita all’Italia dove vengono costruiti centri in cui è in vigore la giurisdizione italiana. L’obiettivo di questi centri è impedire l’ingresso in Italia ai cittadini migranti.

L’incontro si è concluso con le riflessioni dell’avvocata Stella Arena secondo cui esiste un nesso tra le dinamiche di produzione agricola e la cultura complessiva di un territorio.

Nel suo intervento si è sottolineato come la strategia del grande capitale si possa vedere anche nell’iter del decreto flussi. Il soggetto che viene chiamato si trova ancora in territorio straniero, la domanda viene fatta direttamente dall’Italia da un datore di lavoro che dovrebbe avere dei requisiti precisi. Ma una volta che il migrante giunge sul territorio italiano spesso incontra condizioni di lavoro insostenibili a cui è difficile sottrarsi.

Nella nostra società contemporanea non viene presa in considerazione la possibilità di scegliere dove restare e dove poter costruire la propria esistenza.

Articolo a cura di Teresa Riva – Università L’Orientale di Napoli

Disponibilità materiali

Il materiale presente in questa pagina è disponibile per la consultazione presso la sede del Centro in Larghi Banchi Nuovi a Napoli.
Non tutti i materiali sono disponibili per il download. Inviaci una richiesta compilando il form e proveremo a risolvere la tua richiesta.

Per ogni altra richiesta puoi inviarci una mail a info@caminantescentrodocumentazione.org

Sguardi critici sull’America Latina – tracce e segni del presente.

Questa sezione di Caminantes è uno spazio dedicato ad articoli, analisi e post che trattano le questioni più rilevanti e attuali riguardanti l’America Latina, con un focus particolare sul Messico.

I contenuti sono pensati per offrire una comprensione più profonda dei processi in corso, cercando di mettere in luce le dinamiche interne dei vari paesi. Siamo impegnati a presentare punti di vista alternativi e a stimolare riflessioni critiche su tematiche come i diritti umani, le disuguaglianze sociali, i movimenti di resistenza e le sfide legate alla sostenibilità e alla giustizia sociale.

Argomenti: