Quando la morte ti prende così all’improvviso e così ingiustamente, prima di tutto viene il dolore: ai familiari e agli affetti più cari di Mario Paciolla va il nostro abbraccio collettivo.
Mario lo abbiamo incrociato nei movimenti studenteschi e sui banchi universitari, nelle piazze e in tante altre gioiose occasioni una decina di anni fa. La sua morte ci colpisce da vicino, non solo per l’intreccio di relazioni che ci accomunava, ma perché, nonostante lontano nello spazio, nell’esperienza e nei percorsi di vita, lo sentiamo come l’altro volto di noi. Mario è figlio di quella voglia di combattere le ingiustizie che ogni giorno continua a unirci ostinatamente nelle difficoltà della nostra città e che intanto ci lega a tanti amici e conoscenti partiti alla volta del Mondo come ricercatori, cooperanti, volontari.
Mario Paciolla è morto a 33 anni in circostanze oscure. Si trovava nella Colombia amazzonica dove lavorava come membro di una missione dell’ONU nell’ambito del processo di pacificazione in atto nel paese latinoamericano dopo gli accordi del 2016 tra le FARC-EP e il governo colombiano. La sua sparizione è stata immediatamente presentata come un suicidio, ma dalle parole della madre si evince chiaramente la preoccupazione per la sua incolumità nelle sue ultime ore di vita.
Non c’è nulla che restituirà Mario alla vita, ma sulla sua morte occorre fare immediatamente chiarezza, restituendogli per lo meno verità e giustizia. Per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti.
Nelle ultime ore abbiamo sollecitato i vertici dell’Università Orientale, di cui Mario è stato studente, a prendere parola al più presto, e l’associazione Antigone Campania e CILD a svegliare dal torpore la Farnesina, il cui silenzio è a dir poco agghiacciante.
Da diverse ore, inoltre, sta circolando una petizione online, di cui condividiamo il link: https://bit.ly/3eyXHOB
Aiutiamoci a raccontare la storia di Mario, aiutiamoci ad ottenere verità e giustizia!
