Colombia – Mario Paciolla, un napoletano ucciso dal “processo di pace” colombiano?

18 Luglio 2020

Giunge inaspettata e terribile come i temporali che squarciano i cieli dei paesi latinoamericani la notizia della morte di un giovane napoletano in Colombia.

Mario Paciolla era un giovane che aveva girato mezzo mondo seguendo quelle che erano le sue passioni e le sue aspirazioni per un mondo più giusto e rispettoso dei diritti umani.

Dopo tanto girare era qualche anno che si trovava in Colombia, un paese difficile, dove le uccisioni violente, le sparizioni di attivisti e attiviste per i diritti umani e civili, la presenza di un “narcosistema” hanno sempre caratterizzato la vita sociale, politica ed economica.

Di fronte alla guerriglia delle FARC-EP e dell’ELN le bande paramilitari e le Forze Armate colombiane hanno combattuto un conflitto durato oltre cinquant’anni e che con gli Accordi di Cuba del 2016, almeno per quanto riguardava le FARC-EP, sembrava aver messo una parola di pace.

La verità è ben diversa: dalla fine delle ostilità e dallo scioglimento della guerriglia sono iniziate le esecuzioni extragiudiziali degli ex combattenti guerriglieri, sono continuati i massacri di gruppi di indigeni, sono aumentati gli episodi di violenza sulle donne ed in particolare sulle bambine da parte di membri dell’Esercito mentre sono quotidiane le notizie che riguardano violazioni dei diritti fondamentali a opera di elementi delle Forze Armate e di organizzazioni a loro collaterali.

Ad oggi 218 ex guerriglieri delle FARC hanno trovato la morte per mano di elementi paramilitari e criminali.

Con l’istituzione degli Espacio Territorial de Capacitación y Reincorporación – ETCR si è cercato di creare le condizioni affinché le migliaia di donne e uomini appartenenti alla guerriglia potessero riprendere il loro posto nella società colombiana. Ma gli ETCR sono diventati luoghi insicuri, da cui allontanarsi per non subire violenze e uccisioni.

Mario dopo aver lavorato dal marzo 2016 all’agosto 2018 nelle BPI (Brigate Internazionali di Pace) arrivandone a coordinare le attività del gruppo di Bogotá si impegna nella seconda missione di verifica delle Nazioni Unite e viene dislocato nel dipartimento di Caqueta, a 700 chilometri dalla capitale.

Nel quadro degli accordi l’ONU, tramite la Misión de Verificación (missione di verifica e applicazione) è parte attiva del processo avendo il compito di fornire supporto e controllare gli avanzamenti nel processo di pacificazione in atto su alcuni temi come la sicurezza, lo sviluppo delle attività legate alla formazione e alla incorporazione delle ex basi della guerriglia, lo sviluppo dell’economia in grado di passare da una “agroindustria” della produzione di droga ad una agricoltura di sussistenza e “no narcos”.

Su questi temi si inseriva il lavoro di Mario in un dipartimento – quello di Caqueta – in cui nel periodo dal 27 dicembre 2019 al 26 marzo 2020 (periodo relativo al penultimo report della missione delle Nazioni Unite in Colombia) sono stati segnalati 20 attacchi di bande criminali verso gli ex combattenti e i gruppi di contadini che hanno risposto positivamente al progetto di riconversione.

Ogni trimestre la Missione emana un bollettino in cui riporta lo stato della situazione e nell’ultimo, relativo al periodo 27 marzo 26 giugno 2020, presentato qualche giorno fa in modalità virtuale – a causa della pandemia da CoVid-19 – sono state fatte pesanti dichiarazioni circa l’insicurezza che si vive negli ETCR ed in generale in tutto il paese a causa delle attività di gruppi legati alla criminalità ed organizzati in bande paramilitari il cui principale obbiettivo sembra essere eliminare fisicamente gli ex guerriglieri e i leader sociali per riportare la “pax” criminale.

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Non sappiamo ancora cosa sia accaduto negli ultimi tempi a Mario e quali fossero le motivazioni che gli hanno fatto dire più volte ai suoi famigliari di voler tornare al più presto a Napoli, tutto potrebbe essere in quel paese (ma non solo lì) ma pensiamo che debbano essere, in primis, i suoi “datori di lavoro” a partire dal responsabile della missione ONU in Colombia Carlos Ruiz Massieu a fornire quante più notizie e chiarimenti possibili circa la situazione che si viveva nella delegazione di Caqueta.

Crediamo sia opportuno che la Procura Generale di Roma apra una indagine per conoscere e individuare i responsabili dell’assassinio; crediamo sia necessario che al più presto chi frequentava Mario e che doveva rientrare in Italia con lui possa fornire quanti più elementi possibili per fare chiarezza.

Mario era uno studente laureatosi all’Università L’Orientale, abbiamo chiesto al Rettorato di prendere posizione su quanto accaduto…ci auguriamo che ciò accada al più presto e si sommi alle voci di quanti in questi giorni sono rimasti increduli di fronte ad una morte inaspettata.

Confidiamo che sia importante dare un segnale per restituire agli amici, ai parenti e a Mario stesso un minimo di verità e giustizia che lui in questi anni ha cercato attraversando le strade del mondo.

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