Traduzione a cura di Sonia Mormone – Articolo di Raúl Romero comparso su “LaJornada” il 5 maggio 2025.

Lo scorso 24 aprile, nella comunità di San Pedro Cotzilnam, Chiapas, si è realizzata una di quelle operazioni che caratterizzavano il governo di Felipe Calderón.
Composto da Guardia Nazionale, Esercito Messicano, Forze di Reazione Immediata Pakal (FRIP), Agencia de Investigación de Inteligencia Ministerial (n.d.r. la nuova denominazione assunta, nel febbraio di quest’anno dalla polizia investigativa dello stato) , Polizia Statale Preventiva, Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana del governo federale. L’operazione comprendeva – perquisizioni, senza ordini giudiziali – in diverse sedi. Le forze statali hanno perquisito violentemente le case di famiglie Basi di Appoggio Zapatista, provocando danni, rubando denaro e oggetti personali appartenenti alla comunità e, infine, arrestando – senza un mandato di cattura – José Baldemar Sántiz Sántiz e Manuel Sántiz Gómez.
Dal suo arrivo al governo del Chiapas (2024), Eduardo Ramírez ha promesso di “portare la pace” in Chiapas facendo leva sull’appoggio militare che viene fornito dalla sua compagna di partito che siede alla Presidenza del paese, aumentando significativamente il budget per la sicurezza, attuando un’intensa campagna sui media e creando gruppi d’élite, come il FRIP. Tuttavia il segno dell’autoritarismo e dell’abuso di potere contrassegnano il suo governo.
A capo della Procura generale del Chiapas c’è Jorge Luis Llaven Abarca, il quale durante il suo incarico alla Seguridad Pública y Protección Ciudadana nel governo di Manuel Velasco Coello, si è caratterizzato per l’uso eccessivo della forza pubblica, della repressione, degli arresti arbitrari e delle torture. L’arresto e la tortura dei membri della “La Otra Campaña” di San Sebastián Bachajón e la morte sotto tortura di Luis Ignacio Lara Vidal nel 2005, sono i casi per i quali è stato denunciato.
Dopo aver appreso dell’arresto di José e Andrés, le autorità autonome zapatiste hanno condotto le proprie indagini e hanno segnalato la situazione al Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas. Per 55 ore, José e Andrés sono rimasti desaparecidos. Ma la pressione sociale ha iniziato ad avere effetto e il 27 febbraio, sul profilo Facebook della Procura Generale del Chiapas è stato pubblicato il seguente messaggio: “Elementi delle forze dell’ordine hanno arrestato tre presunti responsabili di un sequestro aggravato per fatti avvenuti nel Municipio di Aldama. La Procura Generale dello Stato, Secretaría de la Defensa Nacional e la Secretaría de Seguridad del Pueblo hanno emesso mandati di arresto contro José N, Andrés N e Andrés Martín N, come presunti responsabili di rapimento aggravato, commesso contro una persona di sesso maschile con identità riservata”.
Oltre a mentire sui presunti mandati d’arresto, già si vedeva l’intenzione di fabbricare false prove di crimini.
Ciononostante la Procura Generale e il Governo del Chiapas, così come il governo federale che era a conoscenza della situazione in ogni momento, sembrano non sapere che gli zapatisti non si arrendono, non si vendono e non tradiscono. Così, mentre lo Stato fabbricava colpevoli e criminalizzava i detenuti cercando di accusarli di rapimento, le autorità autonome zapatiste hanno prima verificato l’innocenza delle loro basi di appoggio, per poi andare oltre: hanno scoperto gli autori del rapimento e del successivo omicidio di Pedro Díaz Gómez, commesso da persone che non erano zapatiste. Facendo uso dei loro sistemi di sicurezza e giustizia, e rispettando sempre i loro diritti umani, gli zapatisti hanno arrestato i colpevoli e li hanno messi in custodia in una delle comunità ribelli. I due criminali hanno confessato il rapimento e l’omicidio di Pedro Díaz Gómez ed hanno indicato il luogo preciso in cui avevano seppellito il corpo. Hanno ammesso la complicità di altre persone, come racconta il subcomandante Moisés, portavoce dell’EZLN (n.d.r. in un comunicato pubblico del 2 maggio 2025). Afferma: “….il governo in tutte i suoi tre livelli era a conoscenza, ma non ha mosso un dito. Invece di liberare immediatamente i nostri compagni innocenti, hanno prolungato la questione e hanno proposto uno scambio di detenuti. In questo modo avrebbero potuto ingannare i mezzi di informazione e vendere la storia che il merito era tutto della giustizia statale e federale ed avrebbero potuto anche tenersi quello che avevano rubato ai poveri indigeni che avevano subito il loro attacco.”
“In un’epoca in cui la giustizia è un’altra vittima del denaro, della corruzione, della violenza, dell’impunità, dell’arbitrarietà, del potere è di fondamentale importanza incontrare popoli che si sono dati un governo con una propria autorità che, basata su principi, obiettivi, leggi e procedimenti essenzialmente diversi è riuscito a mettere in pratica con successo un sistema di giustizia con il quale riescono a risolvere ogni conflitto che si presenta”, ha scritto la ricercatrice Paulina Fernández Christlieb in un libro che porta lo stesso titolo di questo articolo. Questo sistema alternativo di sicurezza e giustizia che gli zapatisti hanno costruito, non è solo un punto di riferimento per la giustizia in un paese in cui più del 93 per cento dei crimini rimane impunito ma, oltretutto, questo sistema li ha aiutati a smascherare uno Stato che ancora oggi è lontano dalla giustizia.
Testo originale al seguente link https://www.jornada.com.mx/2025/05/05/opinion/016a2pol