Messico – “Oggi è Palestina, domani saremo noi”

2 Ottobre 2025

Le comunità zapatiste sono sotto attacco da tempo, ma negli ultimi mesi le aggressioni si sono intensificate, raggiungendo anche le zone dove più forte è la presenza delle basi di appoggio dell’EZLN. In un recente comunicato, la nuova struttura organizzativa delle comunità zapatiste (A.C.G.A.Z.) ha denunciato come questi attacchi si inseriscano nelle più ampie dinamiche di distruzione dell’autonomia zapatista.

Abbiamo tradotto un articolo di Diego Enrique Osorno, apparso su Milenio il 1° ottobre, che denuncia – al pari degli zapatisti – quanto sta accadendo, mettendo in evidenza l’analogia e l’unitarietà dei processi neoliberali in corso: da Gaza all’Ucraina, fino all’Amazzonia, e oggi anche in Chiapas. L’articolo richiama inoltre l’attenzione sulle politiche del governo messicano nei confronti dei popoli indigeni.

L’Assemblea dei Collettivi dei Governi Autonomi Zapatisti (A.C.G.A.Z.) ha denunciato lo scorso 28 settembre 2025 un attacco contro la comunità di Belén, nel Caracol di Dolores Hidalgo. Case incendiate, coltivazioni distrutte e assedio armato in terre recuperate dall’EZLN nel 1994 e riconosciute ufficialmente dal 1996. Il fatto non è nuovo: è parte di una lunga guerra di logoramento contro l’autonomia zapatista.

“Il 18, 20 e 22 settembre — racconta il comunicato — quindici persone si sono stabilite sul posto. Il 20 settembre sono arrivati nuovamente due camion dell’esercito federale, tre camion della polizia municipale di Ocosingo e quattro camion della Procura Generale dello Stato. Sono state distrutte e bruciate le case dei responsabili basi di appoggio zapatiste, è stato rubato il mais e quelli che sono rimasti continuavano a rubare. Abbiamo provato di nuovo a parlare con loro, ma non hanno voluto sapere nulla, perché il malgoverno formalmente aveva già consegnato loro la terra.”

Il documento zapatista si conclude in questo modo: “Fratelli e sorelle del popolo messicano e del mondo, questo è il piano del neoliberismo in Messico contro di noi. Proprio come abbiamo detto nell’incontro del Semillero (n.d.t. – Encuentro de Resistencias y Rebeldías “Algunas Partes del Todo” svoltosi nel Caracol di Morelia nell’agosto del 2025): oggi è la Palestina, domani saremo noi.”

La frase finale stabilisce un vincolo diretto tra l’espropriazione indigena in Messico e i processi globali di occupazione e violenza che si stanno vivendo nel mondo.

Gaza, Ucraina, l’Amazzonia sono territori nei quali la vita diventa invivibile perché il potere economico e militare decide che i loro abitanti sono di troppo. Il Chiapas non fa eccezione. Quello che incombe su Belén non è la disputa per qualche ettaro: è il futuro di un modello politico che, senza partiti né bilanci governativi, ha costruito cliniche, scuole e forme di giustizia comunitaria.

Il discorso ufficiale della 4T ostenta inclusione sociale, redistribuzione economica e un presunto riconoscimento storico ai popoli indigeni; tuttavia, la realtà nel sud-est del Paese rivela un’altra faccia, ampiamente documentata da organismi come il Centro per i Diritti Umani Frayba: militari dispiegati, progetti estrattivi in espansione e comunità zapatiste esposte ad aggressioni paramilitari.

Né la retorica della giustizia sociale né i programmi clientelari dell’attuale governo federale hanno cambiato il fatto che le autonomie indigene vengano viste come un’anomalia politica. Lo zapatismo, che non partecipa alle elezioni né chiede sussidi, è un’evocazione scomoda del fatto che la trasformazione può nascere dal basso e non dal Palazzo Nazionale.

A cosa serve un discorso progressista se i popoli originari continuano a essere trattati come ostacoli allo sviluppo? L’attacco contro le comunità zapatiste svela il volto di un vecchio Stato autoritario riconfigurato. Ora l’espropriazione si maschera con megaprogetti “strategici” e promesse di crescita economica.

L’EZLN non difende solo un territorio: difende un’idea alternativa di vita. Una vita in cui la terra non si compra né si vende, in cui la democrazia non si riduce alle urne e in cui la dignità non dipende da programmi sociali. Come dicono gli zapatisti: oggi è Palestina, domani è il Chiapas. E se la società messicana rimane indifferente a ciò che accade a Belén, domani potrà accadere in qualsiasi altro angolo.

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