Messico-Stati Uniti – I boss uccidono, la CIA anche: gli ultimi giorni di ‘Kiki’ Camarena

23 Giugno 2025

Riportiamo tradotto da Sonia Mormone la prima parte di un reportage che riguarda l’uccisione di uno dei più famosi agenti dell’antidroga degli Stati Uniti (la DEA). Questo articolo è stato pubblicato su Milenio e scritto da Témoris Grecko.

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L’assassinio dell’agente della DEA non è stato solo opera del narcotraffico messicano, ma un crimine che rileva la mano dell’intelligence statunitense. Il processo a Caro Quintero fa rivivere la saga.

Quaranta anni dopo l’omicidio del suo agente più famoso, Enrique ‘Kiki’ Camarena, la Drug Enforcement Administration degli Stati Uniti, la DEA, ha spettacolizzato la custodia di Rafael Caro Quintero per inviare un doppio messaggio: non abbandoniamo i nostri e i colpevoli devono sapere che saranno perseguitati e puniti.

Il rito è consistito nell’inviare l’ex agente Steve Paris a San Diego, in California, per incontrare il figlio della vittima, anch’egli di nome Enrique, che è cresciuto come un americano modello fino a diventare giudice. Gli sono state consegnate le manette che appartenevano a suo padre quando era in servizio.

E Paris, a sua volta, le ha portate a New York per farle mettere a Caro Quintero, 72 anni, e presentarlo così davanti al giudice il 27 febbraio 2025, in una stanza piena di più di 100 membri dell’agenzia antidroga. E’ un potente segnale che la giustizia può tardare ma arriverà e con tutta la sua forza.

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Le manette di Kiki Camarena furono utilizzate su Caro Quintero | Especial

La prossima udienza di Caro Quintero si terrà il 25 giugno, data in cui i pubblici ministeri del caso dovranno esprimersi se chiedere la pena di morte contro il boss messicano. La questione ha generato polemiche su entrambi i lati del confine, soprattutto perché la giustizia non arriva per tutti.

Mentre il criminale messicano affronta il processo nel nord, 1.700 chilometri a sud, un altro di origine cubana, Félix Ismael Rodríguez Mendigutia, che si autoproclama “eroe di 100 battaglie sconosciute” combattute per conto dell’Agencia Central di Inteligencia, la CIA, e si presume abbia commesso innumerevoli crimini nella “guerra contro il comunismo”, vive una vecchiaia tranquilla a Miami, come presidente dell’ Asociación de Veteranos de Bahía de Cochinos (l’Associazione dei Veterani di Baia dei Porci – l’invasione fallita di Cuba conosciuta sull’isola come Playa Girón) e fondatore della Biblioteca y Museo de Bahía de Cochinos (Biblioteca e Museo di Baia dei Porci).

È stato identificato da diversi testimoni come “il cubano“, chiamato anche “Max Gómez”, che partecipò all’interrogatorio, alla tortura e all’omicidio di “Kiki” Camarena. Lui stesso guidò un’ampia campagna clandestina e illegale della CIA in Messico e America Centrale, di traffico di droga e armi, oltre all’addestramento di gruppi armati che cercavano di rovesciare militarmente il governo sandinista del Nicaragua.

L’impunità di Rodríguez Mendigutia riproduce quella di molti altri individui direttamente e indirettamente coinvolti nell’omicidio di Camarena, tra messicani e americani e persino funzionari che raggiungono i livelli più alti.

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I funerali di “Kiki” Camarena

La DEA, da parte sua, ha scelto di proteggere dalle indagini le proprie persone coinvolte nel famigerato omicidio, al punto da allontanare i suoi agenti che erano più coinvolti nelle indagini e che oggi insistono nel denunciare la vecchia trama di complicità.

Per gli Stati Uniti, proteggere il segreto di metà delle manovre anti-nicaraguensi è una questione di sicurezza nazionale. Una parte è stata conosciuta e persino giudicata e condannata nella persona di Oliver North – il “marine” e tenente colonnello che ai tempi di Ronald Reagan guidò l’operazione segreta di vendita di armi e di finanziamento della contro insurrezione -, che per essersi assunto la piena responsabilità è considerato un eroe e ha ricevuto un trattamento molto favorevole.

L’intenzione di mantenere nascosta l’altra parte si spiega con il nome stesso di quello scandalo: “Iran-Contras“. Così si trattiene la percezione pubblica con l’idea che siano state solo coinvolte persone e territori lontani, per la vendita illegale di armi all’Iran per finanziare la controrivoluzione centroamericana.

La metà locale, quella che ha riguardato direttamente i cittadini degli Stati Uniti, è quella che non dovrebbe uscire per nessun motivo. Nel 1984 e 1985, i quartieri neri della California ricevettero grandi flussi di cocaina a buon mercato, che fu contrabbandata sotto la direzione della CIA, per finanziare le attività proibite della stessa agenzia. Sapevano che, se questo fosse stato scoperto, avrebbe causato un grande malcontento popolare, come effettivamente è successo.

Pertanto, ufficialmente, i governi riconoscono solo la metà “iraniana” della questione e limitano le responsabilità a un militare ribelle, Oliver North, mantenendo al sicuro la reputazione dell’allora presidente Ronald Reagan, del suo vicepresidente George Bush padre e della sua amministrazione. La parte della droga che coinvolge la CIA e le più alte autorità messicane, tra cui il presidente Miguel de la Madrid Hurtado e i ministri dell’Interno, Manuel Bartlett Díaz, e della Difesa Nazionale, Juan Arévalo Gardoqui, è trattata come una fantasia.

Per questo hanno ucciso coloro che hanno scoperto le operazioni o stavano sulle sue tracce, come Enrique ‘Kiki’ Camarena e i giornalisti messicani Manuel Buendía e Javier Juárez Vázquez; hanno molestato e screditato i giornalisti americani dell’agenzia Associated Press, Robert Parry e Brian Barger; quello del giornale ‘San José Mercury News’, Gary Webb, è stato persino spinto al suicidio.

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La morte di Gary Webb fu ufficialmente dichiarata suicidio

All’inizio degli anni ottanta, negli Stati Uniti faceva ancora male la sconfitta in Vietnam. Anche se il presidente Ronald Reagan, del Partito Repubblicano, descriveva il Nicaragua come unabase sovietica“, affermando che i rivoluzionari sandinisti che avevano preso il potere nel 1979 erano “una minaccia per la sicurezza dell’intero emisfero” e insisteva nel sostenere i gruppi controrivoluzionari, che chiamava “Freedom Fighters” (combattenti per la libertà), il Congresso, controllato dai democratici, vietò le sue iniziative per paura che un intervento diretto potesse degenerare in una guerra su larga scala con i sovietici in America Centrale.

Alla fine si è scoperto che il tenente colonnello Oliver North, membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale, fu incaricato di organizzare la grande operazione di finanziamento, addestramento e supporto logistico per i “contras”, oltre ad attacchi sotto copertura – come la collocazione di mine nei porti nicaraguensi nel 1984 -, e che tutto ciò fu pagato, in parte, vendendo illegalmente armi all’Iran.

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Nonostante sia stato condannato per tre capi d’accusa Oliver North non ha fatto un giorno di prigione

Sebbene sia stato protagonista di un processo con un impatto mediatico, in cui si è assunto individualmente la responsabilità di tutte le manovre, e anche se gli sono state presentate 16 accuse (come cospirazione, frode e tangenti), North è stato dichiarato colpevole di solo tre capi d’accusa minori: ostruzione della giustizia, falsa testimonianza e corruzione. È stato condannato a tre anni di libertà vigilata, una multa di 150.000 dollari e 120 ore di servizi sociali alla comunità. Cosa che non ha mai effettuato, tra l’altro. Alla fine, sulla base di tecnicismi legali, una corte d’appello ha annullato le condanne. Certo è che non ha messo piede in nessuna prigione.

Ciò che non è stato esibito alla giuria, tuttavia, è stata l’altra fonte di finanziamento per i contras: il traffico di cocaina verso la California. Le stesse reti logistiche che trasportavano armi alle basi in Honduras e Costa Rica tornavano negli Stati Uniti cariche di droga che i narcotrafficanti nicaraguensi Norwin Meneses e Danilo Blandón si incaricavano di distribuire.

Questi dati sono stati diffusi con informazioni fornite da agenti e spie della DEA e della CIA che erano testimoni diretti e che le hanno rese pubbliche. Secondo le sue testimonianze, il governo di Miguel de la Madrid ha permesso che il territorio messicano fosse utilizzato per queste operazioni, con la partecipazione del cartello di Guadalajara. Questo [territorio] comprende un ranch nello stato di Veracruz, in cui atterravano clandestinamente aerei che volavano tra l’America Centrale e gli Stati Uniti, che fungeva anche da area di addestramento militare, che era di proprietà di Rafael Caro Quintero e che era protetto da agenti della Dirección Federal de Seguridad (DFS) messicana.

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Attualmente Rafael Caro Quintero è detenuto negli Stati Uniti

Coloro che dichiarano questo sono Héctor Berrellez, l’agente della DEA incaricato di indagare sull’omicidio di ‘Kiki’ Camarena; Phil Jordan, direttore di El Paso Intelligence Center, la più grande base di spionaggio negli Stati Uniti, con più di 300 agenti di varie agenzie che sorvegliano il Messico e il confine condiviso, e Tosh Plumlee, un pilota della CIA che ha trasportato carichi e persone in questa campagna.

Creata nel 1947 sotto l’esempio dell’FBI, la DFS era una temuta polizia politica segreta, coinvolta nel traffico di droga e nella guerra sporca del regime del PRI. Commise centinaia di atti di tortura, omicidi e sparizioni di attivisti sociali e di sinistra.

I suoi membri, che godevano dell’impunità, avevano “charolas” (identificazioni metalliche) che concedeva loro privilegi di accesso a luoghi e persone, e che venivano anche consegnati sia a politici e uomini d’affari influenti che a boss del crimine organizzato come quelli del cosiddetto cartello di Guadalajara: Caro Quintero, Ernesto Fonseca e Miguel Ángel Félix Gallardo.

Secondo la sentenza del tribunale del 1993 che condannò a 35 anni di carcere il direttore della DFS, José Antonio Zorrilla Pérez, fu lui a ordinare nel 1984 l’assassinio di Manuel Buendía Tellezgirón, uno dei giornalisti più importanti del suo tempo – la sua rubrica “Red Privada” del ‘Excelsior’ era pubblicata su decine di giornali in tutto il paese -, e aveva lo scopo, presumibilmente, di impedirgli di rivelare la sua relazione con quel gruppo di criminali. L’esecutore materiale, condannato a 18 anni di carcere, era l’agente Juan Rafael Moro Ávila, ex scorta di Manuel Bartlett.

Lo scandalo Buendía e, soprattutto, quello della partecipazione dei suoi agenti alla morte di ‘Kiki’ Camarena, portarono Bartlett, da cui dipendeva la DFS, a ordinare nel 1985 lo scioglimento dell’oscuro organismo.

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Manuel Buendía è stato un giornalista ucciso nel 1984 – Especial

Sospettato del crimine contro Buendía, come ipotizzato da quel momento dall’Unione dei Giornalisti Democratici, Bartlett non riconosce alcuna responsabilità. Né per quanto riguarda quello di Camarena: nel settembre 2024, a seguito della pubblicazione del giornalista Ioan Grillo di un memorandum diplomatico statunitense del 1986 su questo caso, che riporta sospetti circa il coinvolgimento che l’allora Ministro dell’Interno fosse compromesso nel traffico di droga, l’attuale ex funzionario ha risposto: “Questa è la “rivelazione” di Grillo: speculazioni, sospetti e ‘forse’. Non si può concludere nulla perché non dice nulla”, e ha accusato il “giornalismo nazionale” di “mentire deliberatamente all’opinione pubblica” in quella che è “una volgare campagna” contro di lui.

Zorrilla e il DFS erano sotto la sua diretta autorità, questo è un dato di fatto. E anche se Bartlett godeva della sua reputazione di duro e spietato, nel corso degli anni ha sempre sostenuto la totale ignoranza di ciò che facevano il suo subalterno e le sue milizie. Però chiedeva lavori sporchi a Zorrilla. Tra le altre testimonianze, c’è quella che ha dato lo scrittore Vicente Leñero quando ha raccontato di come nel novembre 1983, quando la rivista “Processo” si stava preparando a rivelare che il Ministro dell’Interno aveva ordinato il rapimento dei suoi nipoti in Venezuela per portarli in Messico, il direttore del DFS, chiarendo che era il suo capo che lo stava inviando, è riuscito a impedire la pubblicazione non con la mazzetta che aveva offerto alla rivista e al suo direttore Julio Scherer, ma con la grave minaccia di colpire le quattro figlie di Leñero.

Manuel Buendía era conosciuto dalla CIA almeno dal 24 maggio 1973, quando il giornalista iniziò a pubblicare le sue indagini sull’agenzia. Tra i risultati più rilevanti delle sue inchieste vi sono gli attacchi commessi dagli inviati dell’agenzia; la rivelazione nel 1978 delle identità del capo in Messico della CIA, Lawrence Sternfield, e del rappresentante del Pentagono, Raúl Garibay, con una relazione di “atti terroristici” commessi in altri paesi; la pubblicazione, nel 1981, di un elenco dettagliato con decine di agenti di intelligence statunitensi nel paese, che operavano nella capitale, oltre che a Monterrey, Tijuana, Ciudad Juárez e Guadalajara. Tutto questo è enunciato in ‘La CIA en México’, una raccolta postmortem dei lavori di Buendía pubblicata da Océano.

In un altro libro, “Buendía: El primer asesinato de la narcopolítica en México”, pubblicato per la prima volta nel 1985, il giornalista Miguel Ángel Granados Chapa afferma che l’editorialista assassinato stava indagando sui legami tra i trafficanti di droga e le agenzie statunitensi.

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Il lavoro di Manuel Buendía era conosciuto principalmente sulla sua rubrica “Red Privada” – Especial

Ed un altro stimato contemporaneo di Buendía, José Reveles, ha documentato che lui e Javier Juárez Vázquez, direttore e reporter del settimanale “Primera Plana”, di Coatzacoalcos, Veracruz, “avevano avuto conversazioni nei giorni precedenti [del crimine] e scambiato dati sensibili sulla presenza sul suolo messicano di organizzazioni armate straniere che si allenavano in un ranch di Veracruz”. Juárez Vázquez aveva appena pubblicato un “articolo sui nicaraguensi armati nella Sierra Negra di Puebla, con gli auspici e la conoscenza del DFS e della CIA”.

Manuel Buendía è stato ucciso con colpi di arma da fuoco, in una strada centrale di Città del Messico, il 30 maggio 1984.

Con sorpresa dei suoi amici, la prima azione del DFS per “indagare” sul crimine fu quella di entrare nell’ufficio del giornalista e portare via i suoi numerosi archivi, di cui non si saputo più nulla. Attività ordinata da Manuel Bartlett, secondo Zorrilla Pérez. Nel 2023, per risoluzione presidenziale, il Centro Nacional de Inteligencia del Messico ha messo a disposizione del pubblico i documenti classificati tra gli anni sessanta e i novanta, ma quelli di Bartlett, Zorrilla e Buendía risultano smarriti.

Javier Juárez Vázquez è stato rapito lo stesso 30 maggio a Coatzacoalcos. Il giorno dopo hanno trovato il suo corpo incatenato, con segni di botte, bruciato e sparato quattro volte.

Nel suo libro “Mi Testimonio” (1999), Ángel Buendía afferma che hanno ucciso suo fratello Manuel perché conosceva il rapporto delle autorità messicane con i trafficanti di droga e l’operazione del governo degli Stati Uniti per armare i Contras.

Otto mesi dopo, rapirono, torturarono e uccisero ‘Kiki’ Camarena a Guadalajara…

Continua

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“Kiki” Camarena iniziò ad operare in Messico agli inizi degli anni 80 – Especial

Articolo originale su Milenio

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