Riportiamo integralmente un’articolo uscito su DinamoPress e che, a nostro parere, bene si inserisce nel lavoro che stiamo anche noi cercando di fare e cioè riportare in Italia e a Napoli, presso la famiglia e gli amici e amiche che tanto si stanno dando da fare per non far passare sotto silenzio quanto accaduto a Mario, il contesto di quella che è la situazione politica e sociale in Colombia. Ribadiamo che senza provare ad avere un quadro quanto più possibile attendibile della situazione colombiana sarà difficile la battaglia intrapresa per arrivare non ad una verità di facciata ed ad una giustizia fintamente giusta.
- La redazione di DinamoPress è una redazione transnazionale che si avvale di compagni ed amici a cui ci legano motivi di affetto e comune militanza contro tutte le ingiustizie di questo mondo, alcuni di loro vivono e lavorano in America Latina.
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La drammatica notizia arriva dieci giorni fa, mercoledì 15 luglio alle 19.40, quando viene comunicato il ritrovamento del corpo senza vita di Mario Paciolla nella sua casa di San Vicente del Caguán, nella regione del Caquetá, nel sud del paese, dove lavorava per la Missione di Verifica delle Nazioni Unite impegnata nel sostegno al processo di pace.
Questa regione del sud della Colombia è stata per decenni una delle roccaforti delle FARC-EP, la principale e storica guerriglia colombiana che dopo oltre cinquant’anni di conflitto armato ha firmato nel 2016 a L’Avana gli accordi di pace con il precedente governo Santos, lasciando le armi e cominciando la transizione alla vita civile, con la formazione del partito politico FARC, la cui sigla significa oggi Forza Alternativa Rivoluzionaria del Comune. Come molte altre regioni del paese, il Caquetá si trova oggi investito da una ondata di violenza portata avanti dai gruppi paramilitari e dai narcotrafficanti che occupano i territori abbandonati dall’ex guerriglia, massacrando leader sociali e comunitari, contadini ed ex guerriglieri che hanno deposto le armi.
L’esperienza di Mario Paciolla come cooperante lo ha portato a conoscere e vivere in diverse aree del mondo, ma dal 2016 si trovava in Colombia, dove aveva collaborato fino al 2018 con le Peace Brigades International, organizzazione per i diritti umani che si occupa di accompagnamento e sostegno alle comunità e agli attivisti ed attiviste per i diritti umani in diversi dipartimenti del paese. In un comunicato, PBI chiede che venga fatta chiarezza sui fatti e ricorda Mario come “un amico straordinario per il suo impegno nella difesa dei diritti umani […] e con una grande passione per il suo lavoro”.
Le prime informazioni rese pubbliche dai media italiani e colombiani riportano la versione della polizia colombiana secondo cui il cooperante italiano si sarebbe suicidato: ma nessuno crede a questa versione.
Troppe cose non tornano: le ferite di arma da taglio ritrovate sul corpo e ai polsi di Mario, trovato impiccato in casa sua, le dichiarazioni della madre, che ha denunciato ai media come la scorsa settimana Mario le avesse raccontato di sentirsi molto preoccupato per le sue condizioni di sicurezza e di aver saputo qualcosa di molto grave che lo faceva sentire in pericolo, diverse testimonianze che parlano di tensioni con i capi missione, ed infine la sua decisione di tornare prima del previsto a Napoli (aveva già prenotato il viaggio per il 20 luglio).
Tutti questi elementi delineano uno scenario inquietante che esige risposte chiare, una indagine accurata ed una ricostruzione dei fatti che hanno portato alla sua tragica morte e delle responsabilità di tutti gli attori in campo.
Nell’appello che chiede verità e la giustizia, e che ha già raccolto oltre cinquantamila adesioni, si legge che Mario Paciolla «si sentiva con la famiglia confessando la sua apprensione per strani comportamenti di gente a lui nota che lo facevano sentire minacciato. Era chiuso in casa per le misure del contenimento del contagio Covid-19, aveva appena comprato il biglietto aereo per tornare in Italia, ma i sicari lo hanno raggiunto prima. La scena è stata ricostruita come suicidio per impiccagione. Più di un elemento smentisce questa ricostruzione. Per favore indagate su questa ennesima morte di un giovane italiano all’estero per mano di criminali.»
VERITÀ E GIUSTIZIA PER MARIO PACIOLLA
