Riportiamo un articolo di Lenin Hernández Navas – (Segretario generale de Unidad en Acción Sindical -UAS) – comparso il 29 maggio 2025 e tradotto da Sonia Mormone.
A Bocas del Toro, la speranza si è trasformata in resistenza. Lo sciopero di SITRAIBANA non è solo una protesta per i diritti dei lavoratori, ma un grido collettivo contro il saccheggio mascherato da riforma.

Le grandi aziende di banane hanno perfezionato l’arte della spoliazione. Come ciclopi che divorano gli sforzi degli altri, hanno trovato nel governo di José Raúl Mulino un alleato che cede a qualsiasi pressione. Le aziende sostengono che i cambiamenti che promuovono sono necessari per migliorare la produttività, ma in pratica perpetuano un sistema di sfruttamento che massimizza i loro profitti a scapito del benessere di coloro che lavorano la terra.
È una vecchia pratica di Chiquita, che decenni fa ha abbandonato 42 piantagioni nella zona meridionale della Costa Rica al confine con Panama e migliaia di lavoratori sono rimasti abbandonati al loro destino, generando una crisi che è stata attribuita al sindacato.
Ora, con la privatizzazione del molo di Limón, Chiquita ha lasciato, da un giorno all’altro, centinaia di lavoratori senza lavoro.
La cosa più allarmante è la strana coincidenza tra questa “etica” aziendale e la posizione del governo e dei tribunali di lavoro, che dimenticano la loro funzione di tutela.
Ecco perché Francisco Smith, segretario generale di SITRAIBANA, ha annunciato: “Scendiamo in strada, basta prendere in giro, combatteremo per i nostri diritti”.
Oggi, i lavoratori di Chiquita, per lo più appartenenti ai popoli originari Ngäbe e Buglé, a cui queste terre sono state espropriate un secolo fa su entrambi i lati del confine, continuano a scioperare.
Lo sciopero di SITRAIBANA non è un fatto isolato. Si aggiunge a più di un mese di proteste a Panama, dove diversi settori sono scesi in piazza per chiedere giustizia, affrontando repressione e violenza statale.
I popoli indigeni, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici di Chiquita, sono stati vittime di un martirio silenzioso, resistendo in condizioni estreme mentre difendevano i loro diritti e la loro dignità.
Costa Rica e Panama non possono continuare a costruire il loro futuro sulle spalle esauste dei loro lavoratori e lavoratrici.
Un paese non si misura dalle sue esportazioni, ma dalla dignità di coloro che rendono possibile ogni raccolto.