Riportiamo un articolo, tradotto e adattato da Francesco Ferorelli, di Nicoll Gallardo e López Erick Díaz Véliz che fa il punto sulla situazione peruviana all’indomani delle manifestazioni di piazza che hanno attraversato il paese ed in particolare la capitale Lima.
In attesa delle prossime elezioni che si svolgeranno in aprile 2026 continuano le mobilitazioni in Perù convocate dai lavoratori e da una composizione sociale che attraversa sia strati popolari e indigeni sia settori giovanili e studenteschi della cosiddetta Gen Z.
Queste proteste si inseriscono nel solco di quelle che hanno caratterizzato anche la recente presidenza della ormai deposta Dina Boluarte e che iniziarono già all’indomani dell’insediamento della ex presidenta quando in seguito alla preannunciata riforma delle pensioni si scatenò la protesta popolare.
Oggi l’attuale presidente ad interim minaccia la promulgazione dello stato di emergenza per far fronte al moltiplicarsi di manifestazioni e proteste che uniscono le rivendicazioni per migliori condizioni di vita al malcontento generazionale legato alla Gen Z.
Un filo sottile unisce giovani di paesi distanti ma accomunati dalla voglia di mettere in discussione il mondo in cui vivono dal Perù al Marocco, dal Kenia al Madagascar alle Filippine.
Decine di migliaia di peruviani hanno marciato in svariate citta del Perù, contro un nuovo governo insediatosi da nemmeno una settimana. A Lima la repressione ha lasciato a terra un morto e decine di feriti.
Un proiettile ha perforato il petto di Mauricio Ruiz Sáenz di 32 anni durante una manifestazione. Non appena caduto è stato circondato da altri manifestanti per assisterlo. Già privo di sensi è stato portato in moto all’ospedale di Loayza, dove poi è arrivato morto. In Plaza Francia, nel centro di Lima, secondo i testimoni, la polizia in borghese ha sparato più volte ai manifestanti per poi fuggire quando sono stati individuati. I bossoli sono stati lasciati a terra. Il governo ha difeso la polizia. Il ministro dell’Interno Vicente Tiburcio ha detto in un programma televisivo che in nessun momento la polizia in borghese è stata impiegata durante le proteste nel centro di Lima.
Sono state convocate manifestazioni per il 15 ottobre nelle principali città del Perù. Decine di migliaia di persone hanno partecipato in forma pacifica, protestando contro il nuovo presidente che resterà in carica fino a luglio 2026, José Jerí, e contro coloro che gli hanno conferito la fascia presidenziale dopo aver costretto alle dimissioni l’ex presidente Dina Boluarte. Malcontento e delusione rimangono l’immagine popolare di queste proteste, guidate dalla cosiddetta Gen Z in un paese che si avvia ad avere l’anno con il più alto numero di omicidi violenti dal 2017.Da quell’anno, sette presidenti e tre parlamenti hanno affrontato un’instabilità politica ormai scontata.
Mentre Ruiz, che usava il nome d’arte di Truko, veniva portato all’ospedale, si intensificavano gli scontri tra manifestanti e polizia in diversi punti del centro della città, aumentando man mano con l’avanzare della notte.
I feriti sono stati disposti ai bordi delle strade e assistiti velocemente dalle brigate mediche sul posto. Alcuni sono stati portati in braccio, con i segni dei proiettili di gomma sul corpo: sulle gambe, sul petto e sulla testa.
I giornalisti si sono trovati tra il fuoco incrociato di proiettili e pietre. Gli scontri hanno registrato un bilancio di più di 100 feriti, tra cui 71 poliziotti e 24 manifestanti, secondo l’ufficio della Defensoría del Pueblo.
L’arteria principale del centro di Lima si è dipinta di fumo bianco (n.d.r. – il gas dei lacrimogeni), disperdendo, con il bruciore sulla pelle e degli occhi, le migliaia di manifestanti in fuga, che lasciavano a terra i loro cartelli e striscioni. “Che se ne vadano tutti”, urlava la maggior parte di loro. Alcuni si sono posizionati a pochi metri dalla barricata di scudi della polizia. Con il volto coperto, li indicavano gridando, mentre altri si univano a loro con scudi improvvisati di legno e metallo.
La polizia continuava ad avanzare isolato dopo isolato, superandoli, mentre gas lacrimogeni e i proiettili di gomma si incrociano con i fuochi d’artificio e il fuoco delle molotov. Poliziotti in borghese escono da dietro gli scudi, spingono via i manifestanti e li portano via uno a uno.
Nuovo presidente, stesse proteste
Il malcontento popolare non si è placato con la destituzione di Boluarte né con il nuovo presidente. Il primo giorno, gruppi femministi hanno protestato davanti al Palazzo di Giustizia nel centro di Lima. Jerí deve affrontare una denuncia per stupro presentata all’inizio del 2025 e archiviata due mesi fa dal Procuratore Generale Tomás Gálvez, il quale è legato all’organizzazione criminale Cuellos Blancos del Puerto (n.d.r. nome giornalistico riferito ad uno scaandalo che ha riguardato magistrati che secondo alcuni audio hanno scambiato favori giudiziari nei confronti di appartenti ad organizzazioni criminali).
Inoltre, su Jerí pesano i suoi vecchi post su X con commenti sessisti sulle donne, resi pubblici da giornalisti e utenti dei social network.
Fu l’ondata di criminalità a lasciare Dina Boluarte senza sostegno politico, portandola alla destituzione da parte del Congresso, che aveva sempre evitato qualsiasi tipo di impeachment, e aprendo la strada al seggio presidenziale per José Jerí, che era stato anche un suo accanito difensore.
E sebbene l’attuale presidente abbia promesso di combattere fermamente la criminalità gli viene contestato il suo passato politico e legislativo, in quanto come deputato del partito di destra Somos Perú ha sostenuto leggi che, secondo i critici, hanno alimentato il dilagare della criminalità.
Tra esse spiccano la Legge n. 32181, che limita l’azione della Procura e della Polizia Nazionale eliminando la detenzione preventiva nei casi di corruzione e traffico d’influenze, e la Legge n. 32054, che concede l’immunità ai partiti politici per atti illeciti commessi dai loro membri.
Domenica scorsa, Aldo Carlos Mariños è arrivato a Lima da Pataz, il paese di cui è sindaco e nel quale bande criminali coinvolte nell’estrazione mineraria illegale stanno cercando di prendere il controllo della zona. L’evento più traumatico, che ha fatto sì che il nome di Pataz fosse sulla bocca di tutti, si è verificato a maggio, quando 13 minatori sono stati rapiti e poi assassinati all’interno di un pozzo minerario da bande legate all’estrazione mineraria illegale
Mariños ha camminato per più di un mese per oltre 900 chilometri per incontrarsi con Boluarte, ma quando è arrivato è stato ricevuto dal nuovo presidente; all’esterno centinaia di persone che lo avevano accompagnato nella sua camminata attendevano il risultato della conversazione.
Mariños è arrivato chiedendo un ospedale provinciale, strade asfaltate e sicurezza. All’uscita ha dichiato che non avrebbe più partecipato a future proteste; aveva stretto un patto con la classe politica che aveva criticato durante la sua marcia.
Questo ha scatenato l’indignazione dei presenti, che hanno continuato a protestare.
Due anni dopo, un altro morto per mano della polizia
Non lontano da Plaza Francia, nell’Avenida Abancay, nel gennaio del 2023, Víctor Santisteban Yacsavilca, di 55 anni, divenne la prima vittima uccisa dalla polizia peruviana nella capitale e uno dei 60 morti del regime dell’ex presidente, ora deposto.
Nella notte di mercoledì, vari agenti hanno estratto le loro armi puntandole contro i manifestanti. La morte di Ruiz è arrivata come la caduta di una tessera di domino in una notte caotica.
Nelle prime ore del 16 ottobre, Jerí segue le orme di Boluarte con il suo primo morto durante il suo regime ad interim. Il controverso presidente peruviano aveva dichiarato in un post su X il suo appoggio alla polizia, condannando gli atti di violenza di alcuni manifestanti che, secondo le sue parole, “hanno obiettivi diversi e cercano di generare caos”. Dopo la conferma della morte del manifestante, Jerí ha pubblicato le condoglianze alla famiglia del defunto e ha affermato che le indagini determineranno “con obiettività i fatti e le responsabilità”.