“Il potere non cambia le persone, rivela solo chi sono veramente”
Pepe Mujica
All’indomani della morte di Mujica, la stampa internazionale, vari capi di Stato e di Governo, insieme ad esponenti politici ed opinionisti di ogni risma, nel commentare la sua morte, si sono concentrati in particolare sui suoi anni da Presidente dell’Uruguay, tralasciando la sua pregressa esperienza di lotta più radicale ed evidenziando solo come anche un “povero” possa diventare presidente.

Ci piace sottolineare come la vita di “Pepe” Mujica rispecchi appieno l’evoluzione della storia in America Latina. Un continente in cui in migliaia hanno combattuto per l’abbattimento degli apparati di potere dittatoriali degli anni ’60-70 anche attraverso la lotta armata e la guerriglia, non si sono dati per vinti e hanno caparbiamente continuato a lottare per il cambiamento sociale. La sua figura può essere compresa solo all’interno delle lenti di questa complessità, altrimenti si rischiano interpretazioni non solo riduttive, ma funzionali al mantenimento dello status quo.
José Alberto Mujica Cordano prima della sua carica ufficiale di Presidente dell’Uruguay, è stato un ex guerrigliero del Movimento di Liberazione Nazionale – Tupamaros, detenuto più volte per la sua lotta.
Dopo il suo rilascio fondò un partito, “Movimiento de Participación Popular”, che diede vita alla coalizione di sinistra Frente Amplio, che contribuì all’elezione del socialista Vázquez nel 2005.
Le elezioni del 2009 hanno portato al secondo governo del Fronte Amplio, nonostante una diminuzione del 2,5% nei voti rispetto al 2004.
José Mujica diventa Presidente dellUruguay il primo marzo del 2010 dopo il secondo turno elettorale, mantenendo un governo con una minoranza parlamentare meno ampia. All’interno del Frente Amplio uruguaiano si confrontavano due visioni politiche differenti. Da un lato Danilo Astori, Ministro dell’Economia, che promuoveva una linea economica più ortodossa e moderata: dare priorità alla stabilità macroeconomica, attrarre investimenti esteri e, solo dopo, aumentare la spesa pubblica in ambito sociale. Dall’altra parte si trovava l’anima più radicale e popolare della coalizione, con a capo José “Pepe” Mujica, che proponeva un modello più attento alla giustizia sociale immediata, ai bisogni dei settori popolari e a uno stile politico vicino alla gente, improntato alla semplicità e alla coerenza etica.
Da Presidente fu esponente della cosiddetta “marea rosa”, un fenomeno che negli anni 2000 portò molti paesi dell’America Latina ad essere governati da forze progressiste, all’indomani delle dittature militari e dei governi conservatori.
L’Uruguay negli anni della sua presidenza cambiò volto, sia dal punto di vista di diritti civili che sociali. Furono anni di cambiamento su aborto, matrimoni egualitari, legalizzazione della marujana, salario minimo, occupazione, riqualificazione delle periferie e aiuti alle fasce meno abbienti. L’esperienza del carcere contribuì alle sue posizioni antimilitariste, alle quali si dedicò insieme alle cause della giustizia sociale e della pace.
Vi segnaliamo 3 libri all’interno del centro di documentazione, per chi ne volesse sapere di più.
A cura di Teresa Riva – Jonathan Silvestro – Sonia Mormone