Messico – Zhi Dong Zhang, il broker cinese del narcotraffico fuggito dai domiciliari

21 Luglio 2025

Una fuga che scuote il narcotraffico globale

Zhi Dong Zhang, noto anche come Brother Wang, è una figura centrale nel narcotraffico internazionale. Cittadino cinese, legato a due dei più potenti cartelli messicani — quello di Sinaloa e quello di Jalisco Nueva Generación (CJNG) — è recentemente evaso, mentre si trovava sotto la custodia della Guardia Nazionale (GN), dagli arresti domiciliari a Città del Messico, dove si trovava in attesa di estradizione verso gli Stati Uniti.

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Arrestato nell’ottobre 2024 in una residenza esclusiva di Lomas de Santa Fe (una zona residenziale ad ovest di Città del Messico). Secondo la SSPC (Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana) e dei mandati di cattura emessi dai tribunali federali di New York e della Georgia nei suoi confronti per traffico di droga e riciclaggio di denaro Zhang viene accusato di essere il presunto responsabile dell’esportazione, trasporto e distribuzione di oltre 1.000 kg di cocaina, 1.800 kg di fentanyl e 600 kg di metanfetamine, per un totale di oltre 150 milioni di dollari all’anno in guadagni illeciti. Inizialmente, era stato rinchiuso nel carcere del Reclusorio Sur in regime di custodia cautelare. Nonostante la gravità delle accuse, il giudice Juan José Hernández Leyva ha deciso di modificare la misura cautelare in detenzione domiciliare, da dove è riuscito a fuggire senza che le autorità abbiano fornito spiegazioni dettagliate.

Un broker tra Asia e America Latina

Zhi Dong Zhang non era un semplice trafficante. Le indagini messicane e statunitensi lo descrivono come un facilitatore, ovvero un mediatore tra fornitori asiatici di precursori chimici e i cartelli messicani, che poi distribuivano le droghe in America del Nord ed Europa.

Il suo ruolo era strategico: grazie a società di copertura e un sofisticato sistema di pseudonimi (almeno otto, tra cui Pancho, Chino, Summor Ownor e Hehe), Zhang riusciva a operare in modo mimetico e a garantire connessioni commerciali in apparenza legittime, ma funzionali al riciclaggio e alla distribuzione su larga scala di sostanze stupefacenti.

Perché la sua fuga preoccupa

L’evasione di Zhang non è solo un caso giudiziario, ma una questione geopolitica. Il suo profilo lo rende un attore chiave nelle relazioni opache tra Cina, Messico e Stati Uniti nel contesto del narcotraffico. La sua capacità di muoversi tra diverse giurisdizioni e culture criminali è ciò che rende la sua figura tanto pericolosa.

Se a quanto pare, per il ruolo che ricopriva nella catena di approvvigionamento del CJNG e del Cartello di Sinaloa secondo un’analisi del gruppo investigativo Insight Crime ne fanno una figura che aveva una profonda conoscenza delle attività commerciali ed una capacità di mantenere rapporti con i distributori di precursori chimici attraverso aziende “pulite” in grado di camuffare le loro operazioni.

Un mediatore che non si preoccupava di operare con chiunque senza preoccuparsi se i suoi clienti si ammazzavano tra di loro.

Le autorità temono che, una volta libero, possa riprendere le sue attività criminali sfruttando reti e capitali già consolidati. Inoltre, la sua fuga solleva dubbi sull’efficacia del sistema giudiziario messicano, soprattutto in casi ad alta sensibilità internazionale.

Un sistema giudiziario che in Messico ha introdotto da fine settembre 2024 una riforma per cui tutti i giudici federali (e anche locali) non vengono più nominati ma sono eletti direttamente dai cittadini. Questo passaggio all’elezione popolare non può che far sollevare fortissime preoccupazioni.

Gli oltre 2600 giudici eletti al primo turno del giugno 2025, compresi 9 magistrati della Corte Suprema, sono stati votati da meno del 15% degli aventi diritto e quindi abbastanza normale che vengano sollevati timori circa la capacità che aggregati politici o criminali (inclusi ovviamente i cartelli della droga) possano influenzare le nomine. In più c’è da considerare che il sistema è privo di misure anticorruzione degne di questo nome. Per cui la sbandierata “democratizzazione” del sistema giudiziario si presta a fenomeni di condizionamento ed infiltrazione ancor di più di quanto non accadeva prima.

Riguardo il giudice Juan José Hernández Leyva non ci sono notizie pubblicate (né in Messico né a livello internazionale) che lo colleghino a scandali o collegamenti con cartelli o affari illeciti. È questo già è di per sé insolito per un personaggio così importante e coinvolto in un caso così sensibile.

Casi simili: una strategia criminale ricorrente

Quella di Zhang non è un’eccezione. Negli ultimi anni, sempre più broker internazionali — spesso asiatici o mediorientali ma non solo — hanno assunto un ruolo di primo piano nei traffici latinoamericani. Un caso noto è quello di Tse Chi Lop, il presunto capo della “Mafia Sam Gor”, arrestato nel 2021 e anch’egli accusato di gestire miliardi in traffici di metanfetamine tra l’Asia e l’Occidente. Anche Sun Xiaoyang, arrestato nel 2022 in Colombia per aver riciclato denaro per il CJNG, dimostra quanto la cooperazione tra gruppi criminali cinesi e cartelli messicani sia sempre più strutturata, soprattutto per il controllo dei precursori chimici necessari alla produzione di fentanyl.

Oltre ai broker della ‘ndrangheta che operano per conto dei clan coinvolti nel traffico nel porto di Gioia Tauro con ramificazioni in Olanda e Belgio alcuni altri italiani hanno assunto in passato ruoli di broker di narcotraffico, analoghi a quelli di Zhang. C’è stato Roberto Pannunzi di origine calabrese con base in Europa e in America capace di contrattare ingenti quantità di cocaina (fino a 2 tonnellate al mese) per conto dei gruppi mafiosi e i cartelli del Sudamerica.

Il vecchio e ormai scomparso cartello de i Los Zetas, tramite dei propri contatti a Manhattan, trattava grossi traffici con Giulio Schirripa, un calabrese residente a Toronto (Canada)

Questi esempi dimostrano che il modello del broker internazionale – ponte tra fornitori globali e organizzazioni criminali – non è prerogativa dei soli cinesi o messicani, ma un fenomeno tipico dei narcotraffici globali.

La vicenda di Zhi Dong Zhang ci ricorda che il narcotraffico moderno non è più un affare da uomini armati nelle montagne del Messico, ma ha assunto le caratteristiche di una fitta e intrigata rete finanziaria e logistica altamente globalizzata. La figura del “mediatore”, esperto di economia, lingue e giurisdizioni internazionali, è oggi il vero snodo strategico.

Zhang, per ora, nonostante la FGR abbia emesso un ordine di cattura nazionale e internazionale, con la collaborazione della Marina e della Guardia Nazionale messicana per rintracciarlo, è riuscito a sfuggire.

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